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Appello ai militanti del PRC sulla questione delle foibe

Appello ai militanti del PRC sulla questione delle foibe
Invitiamo gli iscritti del PRC ad aderire, firmare e diffondere tra i compagni il seguente testo, che verrà presentato alle prossime riunioni degli organismi nazionali del partito.
Per aderire manda una mail con nome, cognome, federazione, eventuale carica politica a peasyfloyd@hotmail.com

 

In occasione della “giornata del ricordo” sulle foibe, il giovane compagno Leonardo Cribio (consigliere di zona a Milano, nonché segretario di un circolo molto attivo nel milanese) pubblicò su facebook il seguente status: “Nelle foibe c’è ancora posto”.
Quella che era una provocazione, lanciata in maniera discutibile e forse poco opportuna, era dettata dalla frustrazione e dalla rabbia verso una commemorazione costruita artificialmente dalle destre neofasciste in collaborazione con i settori della borghesia liberale italiana; un’operazione finalizzata a proseguire l’opera di revisionismo storico tesa a delegittimare il fenomeno della Resistenza partigiana, ed in particolar modo della sua parte comunista.
La denuncia di tale post in Consiglio di Zona da parte di un esponente della Lega Nord ha dato il via ad una campagna di strumentalizzazione sponsorizzata apertamente da svariati siti di “informazione” come Repubblica.it (qui), che decontestualizzando il post ha messo in pericolo l’incolumità del compagno (che in pochi giorni ha ricevuto centinaia di minacce di insulti), ottenendo una levata generale di ipocrita indignazione che ha portato perfino il sindaco Pisapia a chiederne le dimissioni.

La Federazione PRC di Milano reagiva (qui) denunciando la “polemica sollevata ad arte”, difendendo la lotta al revisionismo storico e facendo quadrato attorno al giovane consigliere, pur giudicando i suoi post “certamente sbagliati e non giustificabili”.
Tale posizione è stata evidentemente giudicata inadeguata da Giovanna Capelli (dirigente milanese ma soprattutto membro della Segreteria nazionale del PRC) la quale ha ritenuto di scrivere un proprio comunicato, parlando a nome di tutta la “Rifondazione Comunista”, in cui si giudicavano “gravi e irricevibili, non solo inopportune” le parole del suo rappresentante istituzionale. In tale comunicato la Capelli mostrava una piena accettazione alla visione dominante, parlando dell’infoibamento come di “un crimine contro l’umanità sia che sia stato perpretrato dai fascisti in nome della pulizia etnica contro gli slavi, che dalle truppe titine contro i sospetti nemici del socialismo”. Proseguendo nella disanima la Capelli sanciva che “il fine non giustifica i mezzi”, che “il socialismo reale è stato sconfitto nel ‘900 anche perchè troppe volte ha fatto propri i metodi dell’avversario di classe” e che può ridiventare una “speranza per il futuro” solo se impara “da Mandela e da Rigobertà Manciù” le “pratiche sociali pubbliche e pacifiche” che li caratterizzarono.

Riteniamo necessario ribattere e chiedere chiarimenti sulla questione attraverso 6 punti:

1) è grave che una dirigente nazionale scavalchi, di fatto smentendo, una federazione locale, parlando a nome di tutto il partito su una questione così delicata senza prima aver consultato gli organi preposti. Chiediamo quindi al segretario nazionale Paolo Ferrero se la Capelli abbia effettivamente parlato a nome di tutto il partito oppure se quella espressa sia solo una sua presa di posizione personale;

2) in una situazione di linciaggio mediatico verso un compagno impegnato nella “Battaglia per le idee” sancita dal Congresso di Perugia è stato grave che il comunicato della Capelli non abbia espresso nessuna solidarietà e vicinanza umana a Leonardo Cribio, oggetto di attacchi spropositati rispetto all’affermazione fatta. In questa maniera si è data l’impressione che il partito lo abbia abbandonato a sé stesso, lasciandolo perfino alla mercé di possibili reazioni violente squadriste, le cui minacce non sono mancate;

3) si contesta l’affermazione che le parole di Cribio siano state “gravi e irricevibili”. Esse sono sicuramente discutibili per la sinteticità e la decontestualizzazione (oltre che per la forma mediatica utilizzata, facebook, facilmente oggetto di strumentalizzazioni), e quindi poco opportune così come formulate, ma in ogni caso rispecchiano la volontà di rivendicare l’inaccettabilità nel mettere sullo stesso piano le vittime partigiane, quelle civili e quelle delle foibe. In queste ultime infatti trovarono posto poche centinaia di fascisti italiani e nazisti tedeschi che si erano resi responsabili delle peggiori stragi, torture e sevizie verso il popolo slavo.
Ricordiamo a titolo di esempio la testimonianza di un soldato italiano del 1º luglio 1942:

Abbiamo distrutto tutto da cima a fondo senza risparmiare gli innocenti. Uccidiamo intere famiglie ogni sera, picchiandoli a morte o sparando contro di loro. Se cercano soltanto di muoversi tiriamo senza pietà e chi muore muore.

Ma anche il chiaro messaggio dato da Benito Mussolini ai soldati della Seconda Armata in Dalmazia, nel 1943:

So che a casa vostra siete dei buoni padri di famiglia, ma qui voi non sarete mai abbastanza ladri, assassini e stupratori.

Mettere quindi sullo stesso piano la violenza del nazifascismo e quella della Resistenza partigiana titina è azione degna del peggior revisionismo storico di marca liberale e anticomunista. Furono i nazifascisti che iniziarono le peggiori violenze invadendo una nazione sovrana e portandovi una guerra fatta di orrori inauditi. Il generale Ponticelli ricorda che l’occupazione nazifascista “in un breve lasso di tempo ha avuto quale risultato lo sterminio di 350 mila serbi e decine di migliaia di altri… Tutti furono uccisi con torture inimmaginabili… Tutto può essere facilmente accertato e apparire in tutte le sue atrocità… Centinaia di fotografie confermano i misfatti subiti dai pochi sopravvissuti: colpi di baionetta, lingue e denti strappati, occhi estirpati, seni tagliati, tutto ciò accadeva dopo che esse erano state violentate…”.
Di fronte a simili orrori (con la prassi della fucilazione di 100 civili slavi per ogni tedesco ucciso dai partigiani) i partigiani avevano quindi tutto il diritto di rispondere e portarre a termine la guerra nella modalità da loro ritenuta più opportuna. Si può invece ritenere che tale reazione fu tutto sommato modesta, considerando che gli eventi in causa sulle foibe sono due: l’insurrezione popolare avvenuta in Istria subito dopo l’8 settembre ‘43 ed il governo partigiano di Trieste insediato nel maggio del ‘45 e durato 40 giorni.
Riguardo al primo l’8 gennaio 1949 un giornale locale di destra come “Trieste Sera” era costretto ad ammettere:

se consideriamo che l’Istria era abitata da circa 500mila persone, delle quali oltre la metà di lingua italiana, i circa 500 uccisi ed infoibati non possono costituire un atto anti-italiano ma un atto prettamente anti-fascista. Se i partigiani rimasti padroni della situazione per oltre un mese avessero voluto uccidere chi era semplicemente “italiano”, in quel mese avrebbero potuto massacrare decine di migliaia di persone”.

Riguardo al secondo periodo scomparvero effettivamente 3-4 mila persone fra Gorizia, Trieste e Fiume, ma solo una piccola parte delle vittime finì nelle foibe. La grande maggioranza delle vittime, arrestate perché colpevoli, il più delle volte, di aver collaborato con il fascismo, morì nei campi d’internamento in cui venivano rinchiusi i prigionieri. Storiche non di regime come Claudia Cernigoi e Alessandra Kersevan (che peraltro molti circoli del partito hanno invitato in iniziative culturali tese a combattere il revisionismo storico) parlano di un ordine di grandezza di alcune decine di infoibati collegati per lo più alle forze fasciste e di occupazione;

4) affermare che “il fine non giustifica i mezzi” significa porsi all’interno della morale borghese tendente al mantenimento dei rapporti sociali vigenti. Rigettare questa massima significa porsi al di fuori dal movimento comunista. Vorremmo ricordare alla Capelli che da Statuto, il PRC ha il “fine di realizzare la liberazione delle donne e degli uomini attraverso la costituzione di una società comunista.” E per realizzare questo fine si “ispira alle ragioni fondative del socialismo, al pensiero di Carlo Marx”, ossia quel filosofo che per prima cosa mise in discussione proprio la moralità borghese, e non esitò a prendere posizione a fianco dei rivoltosi della Comune di Parigi, ridicolizzando i moralisti che li accusavano di essere violenti. Vorremmo ricordare alla Capelli infine che il PRC è, in quanto partito comunista che persegue il superamento del capitalismo, un partito rivoluzionario. Per smentire il suo approccio utopistico può bastare citare perfino il più intransigente critico dell’Unione Sovietica di Stalin, ossia Lev Trockij:

Ma che fare della rivoluzione? La guerra civile è la più crudele delle guerre. Essa è inconcepibile senza violenze esercitate su terze persone e, tenendo conto della tecnica moderna, senza uccisione di vecchi e di bambini. Dobbiamo ricordare la Spagna? La sola risposta che potrebbero darci gli «amici» della Spagna repubblicana sarebbe che la guerra civile è preferibile alla schiavitù fascista. Ma tale risposta, in sé giustissima, significa soltanto che il fine (democrazia o socialismo) giustifica, in determinate circostanze «dei mezzi» quali la violenza e il massacro. […] Chi desidera il fine (vittoria su Franco) deve desiderare i mezzi (la guerra civile col suo corteggio di orrori e di crimini)”.

5) ci sembra perfino imbarazzante ricordare alla Capelli che Mandela fu tutt’altro che un pacifista e non-violento, come emerge nitidamente dalla lettura della sua autobiografia “Il mio lungo cammino verso la libertà“, in cui spiega la sua adesione alla lotta armata contro l’apartheid, che gli costò ben 26 anni di carcere. Basti ricordare che mentre era in prigione, Mandela riuscì a spedire un manifesto all’ANC, pubblicato il 15 giugno 1980, il cui testo recitava così:

Unitevi! Mobilitatevi! Lottate! Tra l’incudine delle azioni di massa ed il martello della lotta armata dobbiamo annientare l’apartheid!

Ancora nel febbraio del 1985 Mandela rifiutava un’offerta di libertà condizionata in cambio di una rinuncia alla lotta armata. L’insegnamento di Mandela è ben scolpito nelle sue parole più che attuali:

“Il movimento comunista deve ancora affrontare potenti nemici che devono essere completamente schiacciati e cancellati dalla faccia della terra prima che un mondo comunista possa realizzarsi”.

Non dimentichiamo nemmeno che in tempi in cui la borghesia occidentale lo trattava proprio per tali motivi come un terrorista, Mandela e l’ANC trovassero il pieno sostegno (economico, politico, militare) dell’URSS e del movimento comunista internazionale. Non è un caso che il 3 luglio 1991 ringraziasse pubblicamente la delegazione sovietica così: “Senza il vostro aiuto, noi oggi non saremmo dove siamo”;

6) non è concepibile liquidare la questione del giudizio sul socialismo reale “novecentesco” in due parole. I limiti, le violenze e gli errori compiuti dai paesi socialisti vanno innanzitutto contestualizzati e compresi con estrema attenzione storica (senza cedere alle distorsioni e falsificazioni della storiografia dominante), sapendo che questo giudizio non può in nessun caso essere esente dalla riflessione marxiana che ogni stato è per sua natura una forma di oppressione di una classe su un’altra e che qualunque sviluppo, anche quello tendente al socialismo, non può che essere contraddittorio e dialettico, e quindi non può prescindere da una certa forma di violenza organizzata necessaria ad affrontare la violenza ben maggiore delle società capitalistiche concorrenti.

Fatte stante queste considerazioni chiediamo che:
-il PRC chiarisca la propria posizione sulla questione del revisionismo storico e della non-violenza, chiarendo se le posizioni della Capelli siano state formulate a titolo personale o siano l’espressione di tutto il partito;
-il PRC esprima una piena solidarietà umana e politica al compagno Leonardo Cribio, che è stato obbligato a dimettersi dalla propria carica istituzionale anche per pressioni provenienti dal partito;
-il PRC sia coerente con l’impegno preso al Congresso di Perugia nel portare avanti una “Battaglia delle Idee” contro l’ideologia dominante, non subordinandola alle “logiche istituzionaliste” e alle alleanze elettorali;
-il PRC si occupi urgentemente di predisporre una scuola di formazione interna a beneficio di dirigenti e semplici militanti, al fine di pervenire alla costruzione di una cultura politica comune costruita attorno alla centralità del pensiero di Karl Marx e della tradizione marxista.

 

FIRME (elenco  aggiornato dei firmatari in ordine cronologico; per aderire manda una mail con nome, cognome, federazione, eventuale carica politica a peasyfloyd@hotmail.com):

Alessandro Pascale (CPF Milano)
Gabriele Repaci (Coordinamento Provinciale GC Milano)
Maria Teresa Parisi (Coordinamento Provinciale GC Milano)
Selena Di Francescantonio (Coordinamento Provinciale GC Milano)
Francesco Delledonne (Coordinamento Provinciale GC Milano)
Davide Boffi (Coordinamento Provinciale GC Milano)
Alessio Arena (Segretario circolo PRC “G. Ardizzone” di Milano)
Fulvio Lipari (PRC Milano)
Silvia Conca (Coordinamento nazionale GC, GC Cinisello Balsamo, Milano)
Gianni Fossati (PRC Milano, Segretario Associazione Italia-Cuba Milano)
Marco Nebuloni (CPN, Coordinamento Nazionale GC, Segretario circolo del Meratese di Lecco)
Stefano Biffi (Segreteria Provinciale Monza e Brianza)
Mauro Azzolini (CPN, CPF Padova)
Marcello Simonetta (CPF Pavia)
Andrea Giglio (CPF Torino)
Arianna Rosatti (CPF Ferrara)
Alessio Di Florio (CPF Chieti)
Paolo Rizzi (Segretario Provinciale Sondrio)
Mauro Di Maro (CPF Napoli, Segretario circolo “G. Pajetta” di Marano)
Fabio Vecchiolla (CPF Napoli, Segretario circolo Ischia)
Luca Paindelli (Segreteria Provinciale Sondrio)
Flavio Di Schiena (CPF BAT, Coordinatore provinciale GC BAT)
Alessandro Gusmini (CPF Bergamo)
Laura Scappaticci (CPF Roma)
Francesco Castagna (CPG Ischia)
Fabio Vecchiolla (CPF Napoli, Segretario di Circolo Ischia)
Salvatore di Meglio (Presidente di Circolo Ischia)
Mauro Cozzolino (Tesoriere di CircoloIschia)
Giorgio di Costanzo (PRC Ischia)
Virginio Pilò (PRC Bologna)
Valentina Roberto (Direttivo Circolo Peppino Impastato di Messina)
Maurizio Frattagli (Segretario Provinciale Latina)
Giulio Fronk (Segreteria Provinciale Latina)
Luca Marchi (Segreteria Provinciale La Spezia)
Renato Marangon (CPF Treviso)
Claudio Picazio (Segreteria Provinciale Latina)
Ivano Martini (PRC Alessandria)
Orazio Dalla Tor (CPF Castelli Romani)
Daniele Maffione (CPN, Direzione Nazionale GC)
Sergio Malchassian (PRC Modena)
Claudio Simbolotti (Direttivo circolo “Primo Maggio” Corviale di Roma)
Libero Uttaro (Direttivo circolo Comandante “Carlo” Mariano Mandolesi Gaeta di Latina)
Francesco Mario Pittella (CPF Milano)
Alfredo Comito (Segretario circolo “Resistenza” di Milano)
Rossana Balestra (CPR Marche, CPF Ancona)
Laura Imperiale (CPN, PRC Lecce)
Massimo Giordano (PRC Milano)
Anna Zinelli (Segreteria Regionale Lombardia, CPF Brescia)
Pesci Marzia (CPF Castelli Romani, Tesoriera circolo “Che Guevara” di Anzio)
Elodie Comoglio (CPR Valle d’Aosta)
Erminio Soldati (CFG Castelli Romani, Segretario circolo Palestrina di Roma)
Robeta Altrui (Coordinatrice Provinciale GC Pavia)
Arianna Ussi (Direzione Nazionale PRC)
Massimo Cortese (Tesoriere Provinciale Latina)
Marcello Cavicchioli (PRC Milano)
Guido Salza (Coordinatore Provinciale GC Torino)
Samir Bastajib (CPR Valle d’Aosta)
Camillo Sartori (Consigliere Comunale PRC di Crema)
Riccardo De Toni (CPF Monza Brianza)
Andrea Monti (PRC Milano)
Eliseo Cianci (PRC Milano)
Rocco Di Perna (GC Milano)
Orio Antonietti (PRC Milano)
Venanzio Pagani (PRC Piombino)
Vincenzo Bellantoni (Direttivo circolo Acilia “Pio La Torre” di Roma)
Giancarlo Broglia (CPF Milano, Segretario circolo “L. Previato di Peschiera Borromeo-Paullo-S. Donato Milanese)
Chiara Pollio (Coordinamento Nazionale GC)
Chiara Pavan (GC Lecco)
Roberto Villani (CPF Roma)
Mauro Cantori (Segretario circolo PRC Osimo)
Andrea Salutari (CPF Torino)
Garofalo Iolanda (PRC Torino)
Sara Di Lucca (Prc Pavia)
Alaa Nasser (Segreteria Provinciale Pavia, Segretario circolo PRC Pavia)
Fabio Finotti (GC-Pavia)
Andrea Torri (CPR Lecco)
Vittorio Fiori (GC Monza e Brianza)
Antonio Currò (Direttivo circolo “Peppino Impastato” di Messina)
Fabrizio De Paoli (CPF Civitavecchia)
Cristoforo Tramontana (Segretario circolo Tindaro La Rosa Milazzo di Messina)
Stefano Grondona (Direzione Nazionale)
Roni De Conte (PRC Milano)
Valerio Fiori (GC Monza e Brianza)
Claudio Rendina (GC Monza e Brianza)
Alessandro Frighi (GC Monza e Brianza)

3 Comments

  1. aderisco all’appello
    Roberto Villani
    CPF Roma

  2. Aderisco sicuramente

  3. Sul suo diario Leonardo Cribio Facebook il Cribio ci espone le sue posizioni su:

    – Notizie relative a finti profughi che hanno il palese fine di alimentare odio verso i profughi veri:
    https://www.facebook.com/leo.bi.5682/posts/2004782946457883

    – ONG che salvano vite sopperendo al dovere minimo di un’UE (Italia compresa) imperialista che, finché si tratta di dissanguare ed alimentare guerre nei paesi di origine, fa di tutto per danneggiarli “a casa loro”:
    https://www.facebook.com/leo.bi.5682/posts/1968025510133627
    https://www.facebook.com/leo.bi.5682/posts/1963650373904474?comment_id=1963673343902177&comment_tracking=%7B%22tn%22%3A%22R%22%7D&pnref=story
    https://www.facebook.com/leo.bi.5682/posts/1977437515859093

    – Marine Le Pen, di cui condivide questo video in cui la fascista francese esprime le proprie posizioni xenofobe:
    https://www.facebook.com/leo.bi.5682/posts/1929042327365279

    …e la quale egli considera meno peggio di Macron:
    https://www.facebook.com/nico12.666/posts/10212165487548024?comment_id=10212165550309593&reply_comment_id=10212166327209015&comment_tracking=%7B%22tn%22%3A%22R%22%7D&pnref=story

    – Immigrazione (perché non manda un curriculum a Libero?):
    https://www.facebook.com/leo.bi.5682/posts/1924075361195309

    https://www.facebook.com/leo.bi.5682/posts/1971174463152065?pnref=story

    https://www.facebook.com/leo.bi.5682/posts/1971150813154430
    E coloro che sono contro le guerre senza dire una parola contro i fili spinati?

    https://www.facebook.com/leo.bi.5682/posts/1980839425518902?pnref=story (si noti che Luigi Ciancio lavora per il blog neofascista Oltre la Linea, reincarnazione di Azione Culturale di Alessandro Catto: https://www.facebook.com/luigi.cianciocelex/about?lst=100016515488597%3A100002704609186%3A1495536153 )

    https://www.facebook.com/leo.bi.5682/posts/1988380361431475?pnref=story

    https://www.facebook.com/leo.bi.5682/posts/2011007502502094
    (se non fosse chiaro perché un marxista non la può pensare così, ce lo spiega Nicola Palladino in questi commenti: https://www.facebook.com/marcogiannatiempo/posts/10214305890899857?comment_id=10214305973861931&reply_comment_id=10214305999822580&comment_tracking=%7B%22tn%22%3A%22R9%22%7D )

    ed infatti a Cribio piacciono post di Ciancio come questo:
    https://www.facebook.com/photo.php?fbid=1042078019225675&set=a.575871359179679.1073741826.100002704609186&type=3&theater
    (“finito il video, resta il problema dei morti”, “cari” miei Ciancio e Cribio)

    – Etnicizzazione gitanofoba della cronaca dalla TV spazzatura: https://www.facebook.com/leo.bi.5682/posts/1903885686547610

    – Manifestazioni contro Trump: https://www.facebook.com/leo.bi.5682/posts/1971354429800735

    https://www.facebook.com/leo.bi.5682/posts/1982403508695827?comment_id=1982412088694969&reply_comment_id=1982424245360420&comment_tracking=%7B%22tn%22%3A%22R9%22%7D

    – Mondialismo (da Luigi Ciancio, uno che lavora per la pagina neofascista Oltre la linea):
    https://www.facebook.com/leo.bi.5682/posts/1984940018442176

    – “Negri”:
    https://www.facebook.com/leo.bi.5682/posts/2008114532791391?pnref=story

    Si notino i commenti di gente pesantemente razzista che vengono tollerati dal Sig. Cribio.
    Ora, Cribio è famoso per quell’uscita sulle foibe che gli costò le dimissioni da consigliere comunale. Tuttavia, se avesse espresso le sue posizioni davanti ad un brigata titina, magari davanti a dei partigiani jugoslavi di origine romaní, ho l’impressione che una visita speleologica in qualche anfratto del Carso se la sarebbe guadagnata.
    Smrt fašizmu, sloboda narodu!

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