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Elezioni francesi: antifascismo di maniera, o l’ottimismo

Elezioni francesi: antifascismo di maniera, o l’ottimismo

di Carmine Tomeo*

“Le Pen ha perso. Sospiro di sollievo del mondo sinceramente democratico e progressista. Bisogna ringraziare Macron per aver salvato l’Europa della pace e dei popoli.”

Fin qui la favoletta sulle elezioni francesi. Poi c’è la realtà.

Le Pen non è mai stata un serio pericolo per la Francia, nel senso che la Francia non mai rischiato di svegliarsi fascista. Non perché Le Pen non sia fascista, non perché non trovino spazi di consenso sociale i suoi rigurgiti fascisti; ma perché il fascismo è la reazione del capitale quando è minacciato nel suo potere: una condizione che oggi non c’è.

Il capitalismo non sta morendo e le classi dominanti godono di buona salute.

Certo, sono in crisi di egemonia, ma non a tal punto da richiedere la soluzione fascista.

Oggi gli è sufficiente che il populismo xenofobo e reazionario continui a lavorare alla guerra tra poveri ed alla frammentazione delle classi subalterne, al loro indebolimento nei rapporti sociali con quelle dominanti e mantenere per sé le redini di un dominio repressivo più subdolo, come, ad esempio, lo stato d’emergenza che in Francia è ancora in vigore.

Cosa prevede lo stato d’emergenza francese? “Cosette” del tipo: potere ai prefetti di limitare la libera circolazione di persone e mezzi, con arresti in caso di trasgressione; possibilità di perquisizione senza permesso dei giudici; limitazione delle manifestazioni pubbliche; militarizzazione di alcuni luoghi; controllo sui media.

La minaccia alla democrazia, insomma, in Francia (e non solo) è già in corso ed è stata messa in pratica sotto la presidenza Hollande, durante la quale, con Macron, è stato approvato il Jobs act francese. Repressione e attacco ai diritti ed alle condizioni delle classi popolari avvengono, perciò, già oggi, con i mezzi già in mano ai poteri forti, così forti da non avere bisogno di Marine Le Pen e del Front National.

Ma la fortissima astensione (oltre il 25%) ed i 4 milioni di schede bianche e nulle dimostrano che Macron ed il suo modello politico ed economico continua ad essere (giustamente) in crisi di egemonia. Una crisi che può sfogare a livello sociale verso destra, verso il lepenismo, cioè verso un ampio consenso alla risposta xenofoba, alla guerra tra poveri, non come soluzione totalitaria del governo di uno Stato.

Ma, a livello sociale, come risposta sbagliata e pericolosa alle politiche neoliberali, che massacrando le classi popolari, danno fiato, in assenza di una proposta antisistemica di sinistra, alla destra xenofoba e fascista (che ha già aumentato i suoi voti, in termini assoluti).

Questo sarebbe un rischio per le classi popolari, ma che appunto può essere fermato solo con una critica vera, forte, spietata alla destra tecnocratica di Macron che si manifesti con azioni di lotta, da sinistra, alle politiche antipopolari della destra liberista e tecnocratica.

Ecco perché Macron non è la soluzione al pericolo Le Pen, ma l’ipotesi su cui si fonda la becera, squallida e rovinosa tesi lepeniana. E bene ha fatto Melenchon a non accodarsi alla canea di certo antifascismo di maniera e a non dare indicazione di voto per Macron.

E’ stato un errore clamoroso, invece, quello di quanti, da sinistra, hanno chiamato all’appoggio a Macron. Si legge su Il Manifesto che Macron sarebbe “l’ultima chance per la Francia e per l’Europa, l’ultima possibilità di invertire la rotta dell’austerità e della xenofobia“.

A livello politico, lo stesso ottimismo ingenuo trova una sintesi perfetta nella dichiarazione con la quale Tsipras considera la vittoria del tecnocrate francese “una ispirazione per la Francia e per l’Europa” dicendosi “sicuro che lavoreremo insieme in maniera stretta”.

Sembra di assistere all’ottimismo della volontà senza il pessimismo della ragione. Alla resa definitiva di una sinistra indistinta che ha perso ogni attitudine all’analisi ed ogni prospettiva di trasformazione.

 

*Carmine Tomeo – CPN Rifondazione Comunista

Fonte: diretta

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