Pages Navigation Menu

Forenza replica a Ferrero sul Congresso di Rifondazione

Forenza replica a Ferrero sul Congresso di Rifondazione

Pro memoria – Per fatto personale (il personale è politico)
Il partito social
Nei congressi di partito assai spesso il confronto politico tracima nello scontro personale. In questo caso “personale” sta per “contro le singole persone”: si tratta, più che di una personalizzazione dello scontro, di una spersonalizzazione dell’altro/a, che non è più visto come compagno/a, ma come un nemico/a, sul cui conto si può raccontare qualsiasi cosa.
Poiché – come mi ha insegnato il movimento femminista – “il personale è politico” penso sia necessario lottare contro le pratiche di spersonalizzazione. In questo congresso dovremmo parlare in primo luogo proprio di pratiche: delle pratiche politiche che siamo in grado o non siamo in grado di agire anche nel nostro partito, tra compagne e compagni che vogliono cambiare la società.
C’è chi di fronte alla denuncia politica di pratiche che non dovrebbero avere cittadinanza tra compagne e compagni, nel partito della rifondazione comunista, ha reagito semplicemente stigmatizzando l’uso dei social network: “non si dice in pubblico”. Non voglio pensare che nella nostra comunità possa vigere la convinzione che “i panni sporchi si lavano in casa”. Non può essere. E non è possibile che non si capisca l’importanza politica e personale della qualità delle relazioni tra compagne e compagni. Non è pensando di rendere impermeabili i muri delle sezioni e delle stanze delle segreterie che salveremo il partito. Ma poi, a Chianciano, non ci eravamo impegnati a fare uscire il partito dalle sue stanze?
Peraltro una simile obiezione risulta ridicola e “fuori tempo” dopo che la scelta del segretario nazionale di non ricandidarsi è stata comunicata direttamente ad un quotidiano e non agli organismi dirigenti; e dopo che la relazione introduttiva del segretario allo scorso Cpn è stata ampiamente condivisa sugli stessi vituperati social. Penso sia un fatto inedito che si dia esplicitamente avvio dalla relazione di un segretario nazionale a una campagna di delegittimazione di una compagna, la sottoscritta, a fini di battaglia congressuale. Converrà allora fornire qualche elemento di ripristino della verità, non solo perché “la verità è sempre rivoluzionaria”. Ma anche perché contrastare le macchine del fango è una battaglia politica.
Ho scritto questo “promemoria” dopo che in diversi mi hanno segnalato che tra gli argomenti di presentazione del primo documento più volte sono stati utilizzati attacchi personali, ripresi argomenti di quella relazione, e, soprattutto, è stato insinuato che io vorrei sciogliere il partito. Una insinuazione talmente falsa che qualifica chi la fa. Compagne e compagni, non solo non voglio sciogliere il Prc, ma mi sto battendo anche in questo congresso perché non sopravviva solo come fatto burocratico-formale, ma come soggetto politico in movimento reale. Riprendo, dunque, qui alcune delle risposte date a Ferrero come intervento “per fatto personale” dopo la sua relazione introduttiva al Cpn del 14-15 gennaio scorsi (alcuni stralci sono riprodotti nel video).

 
F.A.Q.
“Il punto di dissenso più rilevante che in questi anni ho registrato con Eleonora Forenza ha riguardato la discussione al tavolo delle forze di sinistra nell’autunno del 2015”. Davvero?

Congresso di Napoli. 2011. Presentai insieme ad altre/i quattro emendamenti contro il politicismo della Federazione della sinistra e contro la proposta del “fronte democratico” con Bersani per battere le destre (ve li ricordate i cerchi concentrici?). Fui quindi tolta e sostituita nella segreteria (dopo un paio di anni passati tra cortei alla Sapienza e occupazioni dei tetti 1contro la Gelmini). Irene Bregola venne proposta come nuova responsabile conoscenza del partito. La “gestione” del partito richiedeva il rispetto della regola aurea degli accordi tra correnti (in quel caso, con Essere Comunisti). Allora, in nome dell’equilibrio interno, si sceglievano assessori regionali (vedi Puglia), tesorieri e, ovviamente anche responsabili conoscenza. #sopravvoliamo
Congresso di Perugia. 2013. Presento con altre e altri due emendamenti su sinistra di alternativa e rinnovamento dei gruppi dirigenti. #efficaciazero
Facciamo un salto (per non farla troppo lunga) e veniamo a tempi più recenti.
Grecia. Dopo la firma del memorandum (luglio 2015), ho più volte espresso in tutti i livelli del partito (nei mitici “luoghi deputati”) il mio dissenso in primo luogo sul silenzio del partito su quanto stava accadendo in Grecia. Con una lunga lettera al Coordinamento dell’Altra Europa spiegavo (autunno 2015) perché non mi era in alcun modo possibile condividere la posizione del “con Tsipras senza se e senza ma”. Fino all’ultimo ordine del giorno sulla Grecia cui ci siamo divisi in Cpn (dicembre 2016).
Altra Europa con Tsipras. Più volte mi sono pronunciata contro il fatto che AET scegliesse – anche col supporto del gruppo dirigente del Prc – di vivere in funzione dell’unità della sinistra e non come progetto politico. Contro il fatto che non vi fosse la possibilità di una discussione democratica sull’organizzazione, l’uso delle risorse, il rapporto con la Sinistra Europea (siamo arrivati al punto che AET è osservatore della Sinistra europea, e poi ci sono gli iscritti individuali alla Sinistra europea ecc.). Sono arrivata ad autosospendermi per diverse settimane dalla segreteria nazionale quando (marzo 2016) si decise di mettere da parte un odg da me presentato che chiedeva di organizzare una assemblea in cui discutere del progetto di AET e non un evento (come poi fu Milano). L’assemblea non si fece anche per scelta di compagne e compagni della segreteria del mio partito. Ora che siamo rimasti in pochi, che molte delle potenzialità dell’AET si sono esaurite, che l’AET rischia di diventare la giovanile dell’ARS che si riunisce via Skype, ora forse si potrà parlare del futuro di AET. Per la serie, i tempi in politica sono tutto. Dimenticavo. Penso che ci divideremo anche sull’idea da me proposta di superare “L’altra Europa CON Tsipras” (dove il CON dovrebbe chiudere ogni possibile spazio di critica sulla Grecia) nella adesione individuale e collettiva alla Sinistra europea.
Sinistra Europea. Al congresso della European Left ho votato contro il documento approvato (anche con i voti della maggioranza uscente del Prc) e contro Gisy Presidente. Penso non sia difficile vedere come in quel documento si consolidi l’idea di una “alleanza progressista”: tradotto, Syriza e la maggioranza della Linke ormai da tempo sono indirizzati verso la riproposizione di una alleanza tra socialisti e sinistra. Una proposta sensibilmente diversa dalla linea sancita dagli ultimi documenti del Prc. Peraltro, da Cofferati (SI) a Schlein (Possibile) mi sembra che il credito fornito alla candidatura di Pittella alla Presidenza del Parlamento europeo lasci poco spazio all’immaginazione su quale sarebbe il dibattito sul socialismo europeo se si realizzasse “l’unità della sinistra”.
Sul regolamento e sulla commissione politica “In commissione politica non è mai arrivato alcun contributo scritto di Eleonora”: così si dà una mano a distruggere il partito”. Davvero?

In tutte le riunioni della Commissione politica (ho mancato solo due riunioni, una volta per ragioni personali; la seconda volta perché era convocata il giorno prima del referendum!!) mi 2sono pronunciata perché si potesse svolgere un congresso unitario, articolato per tesi. Sono sempre intervenuta, esponendo le mie proposte e le mie critiche. Peraltro, contributi scritti sono pervenuti da diversi attuali firmatari del secondo documento. Dunque, polemica surreale.
All’inizio della prima riunione, venne posto (da Ugo Boghetta) il tema della possibilità della riconferma del segretario uscente, stante una richiesta alla garanzia che era stata fatta da alcuni compagni sulla possibilità di un ulteriore mandato per Ferrero. Non vi fu alcuna risposta su quale volontà politica ci fosse. La risposta la abbiamo appresa dal manifesto. Sin dall’inizio avevo proposto un gruppo di scrittura, proprio per provare a raggiungere la sintesi ove possibile ed enucleare i nodi su cui vi sarebbero state tesi alternative. La risposta fu che l’unica depositaria della scrittura sarebbe stata la presidente della commissione stessa.
#moltounitaria
In Commissione regolamento è stata fin dall’inizio posta dal compagno Perillo e da altri la necessità di registrare il consenso sulle tesi (non solo se approvate o meno al congresso di circolo, come era proposto dalla Commissione regolamento, riprendendo il regolamento di Perugia). Proposta bocciata dalla Commissione regolamento, che rifiutò anche la sola possibilità di studiare una proposta di regolamento pensato per un congresso a tesi e non per mozioni contrapposte. Arriviamo al Cpn di dicembre 2015, quello di avvio del congresso e che si è tenuto in un solo giorno su referendum, sinistra europea e congresso poiché evidentemente l’urgenza della maggioranza era di fare il Cpn entro dicembre – costringendo la commissione politica a lavorare in piena campagna referendaria – per poter svolgere a marzo 2017 un congresso sulla base di una platea definita nel 2015???!!!???. Io stessa avanzai la proposta di registrare il consenso delle tesi e di presentarle ai congressi di circolo (nella prima versione del regolamento era solo esplicitato che non era prevista presentazione!).
Proposta bocciata, dopo l’intervento contrario del Segretario Nazionale. Come si evince dalla relazione dello stesso Segretario, la disponibilità anche alla semplice registrazione delle tesi si è esplicitata al Cpn di gennaio solo DOPO che erano stati depositati due documenti. La domanda sorge spontanea: forse un atteggiamento diverso PRIMA avrebbe consentito un congresso diverso? Forse ci avrebbe anche lasciato il tempo di cercare una soluzione (o un compromesso) per la registrazione del rapporto tesi/delegati diversa dalla concessione di un “tenere conto”? Al congresso di Chianciano, Rifondazione in movimento, il documento 1 che sostenni insieme al compagno Ferrero, proponeva un congresso a tesi. Ci si sarebbe accontentati di un “tenere conto” come elemento di garanzia? Questo non credo, direbbe il comico.
Il tavolo della sinistra “questo è il punto di dissenso vero che ho avuto con Eleonora” (In effetti… io il tavolo me lo sarei risparmiato!) Come è andata davvero?

Ricapitolando: non c’è una differenza nella linea politica che si manifesta dalla sera alla mattina, come si è voluto far intendere. Abbiamo espresso posizioni differenti sull’unità della sinistra sin dai tempi della Federazione della Sinistra. Così come abbiamo espresso valutazioni differenti in occasione delle amministrative, ove candidature come quella alle regionali della Campania del 2015 di Vozza (che ha lanciato subito dopo il disastro elettorale un progetto neoulivista) o di Fassina (non proprio leader dei movimenti antisfratto come Ada Colau) poco sembrano aver a che fare, a mio avviso, col “modello Barcellona”. D’altronde, la maggioranza aveva già fatto l’apertura alla “sinistra di governo” come da intervento del Segretario a Human Factor, la convention di SEL del gennaio 2015. Per me si è “aperta una crepa” ulteriore nella fase più recente, con il sostegno acritico a Syriza (la mia opinione era che bisognasse svolgere un ruolo di cerniera con entrambe le liste di sinistra). I tempi dell’opposizione costituente del Congresso di Chianciano per qualcuno si erano allontanati molto. Posizione fatta rilevare puntualmente negli organismi dirigenti, dove mi si rispondeva che la mia non era una linea politica.
Veniamo al tavolo. Durante le riunioni del tavolo sono stata criticata più volte dal segretario perché mi comportavo come “centravanti di sfondamento di rifondazione comunista” (testuale) facendo un danno al partito, anziché svolgere un ruolo più “unitario” e “istituzionale”.
Motivo di dissidio principale – oltre alla differenza di fondo sulla qualità politicista dell’operazione – era che secondo me bisognava porre a Sel come condizioni del processo unitario l’appartenenza europea alla Gue e l’alternatività al Pse e, insieme, l’alternatività al Pd alle amministrative, onde evitare che alla fine il dibattito fosse un “uno (Rifondazione) contro tutti” sul nodo dello scioglimento. Come, infatti, poi si è verificato. Sel allora sosteneva Sala a Milano. Cofferati era (ed è) nei Socialisti. Mi fu detto che non era possibile porre tali condizioni per evitare che saltasse l’AET (?!). Nel frattempo, noi svolgevamo il nostro Cpn mentre (lo stesso giorno, il 7 dicembre 2015) nasceva Sinistra Italiana al Quirino. Ma neanche evidenziare questo piccolo particolare valse a far sorgere qualche dubbio. Che accadde dopo?
Fummo tutti concordi (meno una compagna della segreteria, doc.1) nel rifiutarci di firmare una lettera (credo fosse a Civati) in cui si faceva esplicito riferimento alla cessione di sovranità. Nel frattempo, dopo il Quirino, Sel e Fassina, come ampiamento prevedibile, insistevano sul nodo dello scioglimento, ormai rimasta unica questione in campo. Dopo una proposta di Sel-Fassina che esplicitamente parlava di scioglimento, Act propone un testo che NON faceva alcun riferimento alla questione dello scioglimento. Un testo che ovviamente non rispecchiava la mia posizione (più volte avevo mandato in segreteria testi su quale doveva essere la nostra proposta), come ho peraltro esplicitato durante il tavolo. Solo e unicamente per evitare che si potesse costruire un racconto dell’avvenuto tarato esclusivamente sulla questione dello scioglimento, ho detto A TAVOLO CHIUSO e RIUNIONE TERMINATA che quel documento poteva essere accettato (suggerendo anche agli altri di farlo): per provare a far venire a galla che in realtà Sel e Fassina erano gli unici a voler porre lo scioglimento come condizione (pur non essendo gli unici che avrebbero preferito lo scioglimento dei partiti: compresi molti compagni dell’AET). Per altro, si è espressa nella stessa maniera un’altra compagna della segreteria, firmataria del primo documento, che però non ha avuto l’onore della dedica di mezza relazione del segretario. Chiunque abbia assistito a quella discussione e voglia in buona fede ricostruirla sa che mi sono mossa dal primo all’ultimo momento non solo non dando alcuno spazio a ipotesi di scioglimento del partito, ma sottolineando che alternatività a Pse e Pd per me erano precondizioni di qualsiasi percorso unitario.
Per la cronaca: ho votato contro alla consultazione sul tavolo della sinistra grottescamente indetta a tavolo già fallito. Successivamente ho scritto un articolo sul Manifesto su Cosmopolitica (altra convention di SEL del 2016 a cui io non sono andata, a differenza di altri dirigenti del Prc), diciamo così, molto netto. Ho votato contro l’odg approvato dall’AET con il voto favorevole di tutti i compagni e le compagne della segreteria presenti. Odg che recita:
“LO RIBADIREMO SENZA STANCARCI né lasciarci disilludere: in Italia serve un unico e unitario processo costituente, partecipato, per la costruzione di un soggetto politico della sinistra, che decide su di sé e non pone richieste di scioglimento ad altri, che vada oltre le attuali forze politiche, completamente sovrano e autonomo da esse, che consideri definitivamente conclusa la stagione del centro-sinistra, affidando al processo, alla partecipazione e al principio “una testa e un voto”, il compito di affrontare i problemi ancora presenti”. (sia detto per inciso: in un testo in cui si parla di “soggetto totalmente sovrano su di sé” e di “soggetto oltre le attuali forze politiche” il “non pone richieste di scioglimento ad altri” non significa assolutamente nulla, nemmeno in italiano).


Non vogliamo costruire il nemico interno…

Nonostante queste non piccole differenze, non mi è mai passato per la testa di dire “il gruppo dirigente vuole sciogliere il partito”. Neanche quando mi è stato detto che era giusto che la posizione di chi dichiaratamente vuole sciogliere il partito (attuali firmatari doc.1) dovesse essere rappresentata in commissione politica. Penso di avere sufficienti argomenti politici per sostenere le mie tesi e non ho bisogno di ricorrere alla delegittimazione dell’altro.
Ora, per la verità, Ferrero mi aveva avvertita: “se ti comporti bene- mi aveva detto qualche mese fa – non userò questa cosa contro di te”. E forse è questa la cosa che mi fa più male: che a freddo, sapendo di dire una cosa che non corrisponde al vero, si è voluta costruire la campagna “Eleonora vuole sciogliere il partito”. Per punire, per delegittimare. Così non me l’aspettavo. Fa veramente male, come mi ha fatto male la scia di insulti e insinuazioni di alcuni proferiti nel silenzio di altri/e. Si vuole vincere il congresso, lo capisco (fino a un certo punto): ma sul rapporto tra mezzi e fini si gioca uno dei significati più profondi della rifondazione.
Cos’è questa se non una costruzione del nemico interno, per altro agitando lo spettro dello scioglimento?
Per carità, errore anche mio che troppo a lungo ho pensato che vi potesse essere uno spazio per la critica prima di agire una rottura; che troppe volte ho provato ad emendare muri di gomma e a far passare cammelli dalla cruna dell’ago; che ogni oltre evidenza mi sono voluta illudere che si potesse agire nello spazio di una relazione. Ma non ci può essere relazione dove non c’è riconoscimento: dell’altro/a e delle sue ragioni. Certo, è difficile immaginare che si possa costruire un gruppo dirigente e far vivere un partito come comunità politica senza una capacità di relazione. E, forse, se Rifondazione non è un partito per donne (e ora lo è meno che mai) lo si deve anche a pratiche che troppo spesso non contemplano la relazione, non riconoscono la differenza, non riconoscono l’altro/a.
Un’ultima cosa: la scelta di presentare un documento alternativo per me (e per molti altri) non è stata semplice, anzi. Le ragioni di merito le trovate nei documenti, e non ci torno qui. Voglio solo chiarire che la scelta di un documento alternativo non nasce contro qualcuno, ma dall’amore che ci lega al partito, a cui pensiamo si debba proporre una discontinuità nella linea e una alternativa nelle pratiche. Per farlo vivere – e non solo sopravvivere – in movimento reale.
#proudtoberifo

 

Autrice: Eleonora Forenza, Eurodeputata e Segreteria nazionale PRC;

Fonte: Diretta

Leave a Comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Are you a human being or a robot? * Time limit is exhausted. Please reload the CAPTCHA.