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Il PCPE contro il KKE sul sostegno al Venezuela

Il PCPE contro il KKE sul sostegno al Venezuela

Pubblichiamo la traduzione del seguente comunicato uscito col titolo “La declaración de Caracas como necesidad del momento histórico en Venezuela” sul sito del Partito Comunista Spagnolo (PCPE) qui: https://www.pcpe.es/index.php/comite-central/item/2147485284-declaracion-caracas-como-necesidad-del-momento-historico-venezuela. Il testo è caratterizzato da una polemica tra il PCPE e il KKE, che si è rifiutato di firmare la dichiarazione.

Riteniamo che al di là dei giudizi critici, sempre accettabili, i comunisti non possano in un momento così cruciale per il Venezuela, non ribadire la loro piena ed incondizionata solidarietà contro gli evidenti attacchi in corso dall’imperialismo statunitense.

“Il rifiuto del KKE e del PCM di firmare la dichiarazione di Caracas in difesa del processo rivoluzionario venezuelano e per una Giornata Internazionale di Solidarietà con il Venezuela per il 14 luglio, mette in evidenza le enormi contraddizioni teoriche di questi due partiti, in quanto espressione di un determinato modo di interpretare il marxismo-leninismo.

La dichiarazione di Caracas, sottoscritta durante la celebrazione del XV Congresso del Partito Comunista del Venezuela, indica l’aspetto fondamentale della lotta di classe oggi in Venezuela: una estrema acutizzazione a seguito dell’attuazione di una tattica insurrezionale delle forze controrivoluzionarie. In funzione degli interessi dei grandi monopoli capitalistici – soprattutto quelli legati all’industria estrattiva – e della collaborazione con gli interessi di una parte della borghesia venezuelana, la destra ha elaborato un piano strategico con l’obiettivo di creare le condizioni sociali per una insurrezione armata che incoraggi e giustifichi un intervento imperialista in Venezuela. Per realizzare questo piano, la destra attiva i gruppi fascisti, come Volontà Popolare, per creare il caos nelle strade delle città e nei quartieri venezuelani, contendendo questo spazio vitale alle forze rivoluzionarie. L’obiettivo è una situazione di caos assoluto, di disordine e disperazione, per impedire una vita normale a migliaia di venezuelani, creando la sensazione che il paese vada alla guerra civile se non ci sarà, prima, un intervento internazionale che impedisca l’ecatombe sociale ed economica. In queste condizioni il fascismo, in quanto diretta e violenta espressione della confluenza di interessi tra le grandi imprese capitalistiche e la borghesia venezuelana, prende l’iniziativa politica e si pone come elemento di avanguardia della lotta sociale in atto nelle strade del Venezuela.

In questa situazione la solidarietà internazionalista del movimento operaio e comunista internazionale è urgente e prioritaria. Non possono esistere dubbi al riguardo. La dichiarazione di Caracas va intesa in questi termini politici: la gravità del momento e la necessità di organizzare un movimento di solidarietà a sostegno delle forze rivoluzionarie e popolari prima dell’aggressione e dell’offensiva fasciste.

Che ne deriva dalla decisione del KKE e del PCM di non firmare la dichiarazione? Una posizione chiaramente settaria. L’analisi della situazione venezuelana, la prospettiva di tracciare un cammino che faciliti l’organizzazione delle forze popolari, esige dalle forze marxiste-leniniste un posizionamento chiaramente antimperialista che faciliti il processo di accumulazione di forze con settori popolari e operai che non si definiscono comunisti. Questo processo di accumulazione di forze antimperialiste è in funzione dello sviluppo stesso della lotta di classe. L’organizzazione di un fronte controrivoluzionario di cui i fascisti sono egemoni impone la tattica di un’insurrezione armata. E determina la necessità di legare tra loro due fattori, decisivi nella tattica rivoluzionaria: da un lato, l’organizzazione delle forze popolari, operaie, contadine e intellettuali in un ampio blocco sociale che faccia fronte all’offensiva fascista attraverso l’iniziativa popolare e l’emergere attivo di forze rivoluzionarie nello scenario venezuelano che abbiano come obiettivo fondamentale la mobilitazione popolare permanente nelle strade e nei quartieri contro la minaccia fascista; dall’altro lato, e parallelamente, l’entrata in campo in chiave offensiva dell’organizzazione della classe operaia e dei settori popolari più coscienti, perché il socialismo e il potere operaio e popolare siano l’elemento ideologico fondamentale della lotta di classe. Senza il superamento del capitalismo del profitto e della rendita, sarà impossibile la vittoria dei settori rivoluzionari e, di conseguenza, un risultato che favorisca gli interessi dell’immensa maggioranza sociale venezuelana.

Questi due elementi devono essere l’asse fondamentale della mobilitazione popolare antifascista in Venezuela. Ogni forza rivoluzionaria, nell’analizzare una situazione concreta, deve avere ben chiaro qual è l’elemento che si definisce come principale in una congiuntura data, e cioè il risultato immediato e rivelatore di tutte le contraddizioni interne al processo. Per fare un esempio che possa essere chiarificatore: in che situazione collocheremmo ciò che si determinò in Russia prima della vittoria della rivoluzione di ottobre e che ebbe luogo nell’agosto del 1917, nella cosiddetta “Korniloviada”? Il generale Kornilov, al comando di un esercito controrivoluzionario, marciò verso Pietrogrado per abbattere il governo provvisorio del social-rivoluzionario Kerensky. In quel dato momento Lenin considerò Kornilov il pericolo più grave. “La tattica deve essere flessibile come una sterpaglia nel forte vento della steppa”. Il governo si salvò grazie alla forte mobilitazione degli operai, dei soldati e dei marinai che, organizzati dai bolschevichi, riuscirono a deviare ed a bloccare i treni militari che marciavano con le truppe controrivoluzionarie verso la capitale.

La lotta di classe può in alcune occasioni cambiare di forma, anche se nella sostanza continua ad essere la stessa. A fronte del tentativo golpista di Kornilov (conosciuto come “la korniloviada”), la tattica dei bolscevichi fu quella di “poggiare i fucili sulle spalle di Kerenski per sparare contro Kornilov… Poi si sarebbero regolati i conti anche con Kerenski”.

Nel processo dialettico della lotta di classe la situazione data può essere l’elemento principale dal cui esito dipenderà l’evoluzione successiva. Se i bolscevichi non avessero sconfitto le forze korniloviste (che in quella situazione rappresentavano il principale elemento mobilitante, decisivo per la borghesia russa) proponendo un ampio blocco di forze rivoluzionarie, sarebbe stata impossibile la successiva vittoria dell’ottobre proletario e socialista. Lenin comprese che in quel momento, agosto 1917, le contraddizioni interne alla lotta di classe erano emerse nel confronto diretto e aperto tra i due campi: quello kornilovista e il campo dell’unità di azione rivoluzionaria.

Le contraddizioni interne al processo rivoluzionario in Venezuela sono profonde, ampie e complesse. C’è bisogno di uno studio rigoroso e dell’analisi leninista da parte delle forze sociali e economiche che ne fanno parte, siano esse interne che esterne. C’è bisogno di un partito rivoluzionario in grado di darsi una tattica adeguata in ogni momento dato, ma con la prospettiva strategica del potere operaio e popolare e della sconfitta del capitalismo, che il processo bolivariano non ha ancora annientato né superato. C’è bisogno di una organizzazione rivoluzionaria pienamente inserita nella classe operaia e nelle masse popolari; inserita, quindi, nella lotta di classe. Questo è ciò che i compagni venezuelani stanno realizzando. Ma la posizione del KKE e del PCM non aiuta affatto l’impegno delle forze marxiste-leniniste. Porre elementi di differenzazione, di divisione – e insistere su questi – quando la dinamica della lotta di classe conduce nel senso contrario, significa non comprendere le necessità tattiche in un momento di massima acutizzazione. Significa trasformare il marxismo-leninismo in una ricetta del tutto astratta rispetto alle necessità organizzative e all’accumulazione di forze, elementi imprescindibili del processo rivoluzionario.

Quando pretende di diventare il partito di riferimento del movimento comunista, un’organizzazione leninista assume una grande responsabilità: è indispensabile che detta organizzazione agisca con un criterio scientifico, assumendo in ogni momento, attraverso un’analisi dialettica e materialista, le necessità tattiche e strategiche. Dando orientamenti chiari, che aiutino a far avanzare e rafforzare il movimento comunista, analizzando, in base all’esperienza rivoluzionaria, ogni momento dato dello sviluppo della lotta di classe, della situazione nazionale o regionale. Se invece si caratterizza per criteri irresponsabili come favorire, propiziare e fomentare frazioni e rotture di organizzazioni leniniste o, come nel caso del Venezuela, dare priorità ad elementi di differenziazione nell’analisi e nella valutazione delle circostanze, facendo della teoria un comandamento dottrinario sacro e statico, smette di avere il ruolo di coerente riferimento del movimento comunista; lo sarà solo per i settari, per quelli che in nome del marxismo-leninismo trasformano la teoria in un testo decontestualizzato, inerte e completamente estraneo alla lotta rivoluzionaria di classe.

I comunisti e le comuniste, gli operai e le operaie del Venezuela hanno oggi bisogno della solidarietà internazionalista del movimento comunista internazionale. Hanno bisogno dell’appoggio e del respiro internazionalista delle organizzazioni leniniste. Perché in Venezuela è in gioco il momento epocale che segnerà il punto di svolta nello sviluppo della lotta di classe in America Latina; oggi, quindi, quello di cui abbiamo bisogno sono organizzazioni comuniste all’altezza del momento storico, organizzazioni che nella pratica rendano possibile l’avanzamento del processo rivoluzionario verso il socialismo e il potere della classe proletaria. Organizzazioni in grado di comprendere che il momento esige passi concreti nell’accumulazione di forze per far fronte, con successo, all’offensiva imperialista e fascista. Organizzazioni in grado di intendere che la Dichiarazione di Caracas, in solidarietà con il popolo lavoratore del Venezuela, è la necessità immediata della lotta di classe in quel paese fratello.”

 

Traduzione di Alessandro Pascale

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