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Irlanda 1916-2016: Dies irae

Irlanda 1916-2016: Dies irae

In vista del centenario della rivolta irlandese di Pasqua del 1916, pubblichiamo la seconda puntata di una rassegna sulla storia delle rivolte irlandesi per l’indipendenza. Qui potete leggere la prima parte.

di Gianni Sartori

Una breve excusatio non petita.

Approfittare della ricorrenza (il centenario) per ricordare le organizzazioni irlandesi che praticarono la lotta armata potrà sembrare strumentale. Probabilmente lo è, almeno in parte.

“Ma non sarebbe più normale – mi dicono- concentrarsi sulla ripresa e sulle prossime elezioni, anticipate, del 26 febbraio ?”

O magari -ma questo lo dico io- sul referendum (vagamente promesso un po’ da tutti i partiti in caso di vittoria elettorale) per abrogare l’Ottavo emendamento della Costituzione, quello che prevede pene detentive fino a 14 anni per aver abortito illegalmente? Ricordo in proposito che centinaia di medici hanno già firmato un appello di Amnesty International per la depenalizzazione dell’interruzione di gravidanza.

Comunque sia (anche se non si evoca più, per scaramanzia, la “tigre celtica” come negli anni ’90) la maggior parte degli addetti ai lavori sembra convinta che l’Irlanda abbia ormai voltato pagina, uscendo dalla crisi iniziata nel 2008 (fino alla prossima bolla?) e nel pieno di una nuova ripresa economica, grazie anche ai prestiti di Unione europea e Fmi. Il debito pubblico, – leggo – nell’ultimo anno sarebbe sceso di quasi nove punti percentuali in proporzione al Pil e le previsioni di crescita per il 2016, secondo la BCE, sfiorano il 5%. E pensare che soltanto cinque anni fa l’Eire sembrava sull’orlo della bancarotta a causa della bolla speculativa immobiliare!

Così procede il capitalismo d’altra parte, a fasi alterne (chissà’, lo farà forse per combattere la noia e per distrarci?).

Tra le varie ipotesi sui risultati elettorali, si parla di una sostanziale estromissione del Labour (attualmente nella coalizione di governo insieme al partito di centrodestra Fine Gael) se, come pare, verrà “punito” dall’elettorato per le politiche di austerità imposte ai lavoratori irlandesi. Sempre tra gli addetti ai lavori, l’ipotesi più gettonata sul futuro governo è quella di una coalizione tra Fianna Fail e Fine Gael (dimenticando le antiche controversie risalenti agli anni ’20).

E dopo questa incursione nell’attualità torniamo all’IRA.

OIRA, PIRA, INLA, IPLO…

L’IRA, come già detto, nasce ufficialmente nel 1916. Sostanzialmente dalla fusione di “Fratelli repubblicani Irlandesi” con ‘”Esercito dei Cittadini Irlandesi” a seguito della Rivolta di Pasqua e della sanguinosa repressione operata dagli inglesi.

Dopo la divisione dell’Isola nel 1921, l’attività dell’organizzazione armata si concentrò soprattutto nelle Sei contee del Nord, provincia britannica. Successivamente, per circa 20 anni * la sua attività fu piuttosto scarsa.

Riprese nel gennaio 1939 (NB: prima dell’inizio della Seconda Guerra mondiale e della battaglia di Inghilterra, in epoca “non sospetta”; va detto per i fascisti che blaterano di inesistenti convergenze tra Repubblicani e nazisti) e il febbraio del 1940. In questo periodo vennero collocate oltre 600 bombe. I militanti repubblicani arrestati furono un centinaio e parecchi vennero condannati all’impiccagione. Nel 1956 vennero attaccati alcuni posti di frontiera tra le “due Irlande”.

Dal 1962 hanno inizio profonde trasformazioni all’interno dell’organizzazione armata, in sintonia con i movimenti di liberazione anticoloniali (Vietnam, colonie portoghesi, Algeria, America latina, Paesi baschi…). L’IRA si avvicinò al Partito comunista irlandese (e viceversa) analogamente a quanto avveniva in Sudafrica per l’ANC, portando il progetto della liberazione nazionale all’interno della lotta di classe (e viceversa). In questo nuovo contesto la lotta armata sembrò perdere importanza al punto che alla fine degli anni sessanta l’IRA vende (o regala, secondo un’altra versione) tutte le sue armi al FWA (Esercito del Galles Libero). Con il ricavato vengono finanziati il giornale “The United Irishman” e alcune campagne di agitazione sociale.

Il cambiamento non mancò di suscitare reazioni negative tra i proletari cattolici di Belfast e Derry e sui muri apparvero scritte che condannavano esplicitamente il nuovo corso. Addirittura alcuni volontari disertarono. Un gruppo di vecchi militanti tentò con un colpo di mano di prendere il controllo dell’organizzazione, ma fallì. Si arrivò ad una spaccatura: gli Official continuatori di una linea m-l ortodossa (forse anche dogmatica) e i Provisional che cercavano di coniugare lo spirito tradizionale (nazionalista e antimperialista) dell’IRA con una forte sensibilità per le questioni sociali. Come ho già avuto modo di dire, su questo contenzioso (sostanzialmente una lite in famiglia, per quanto aspra e talvolta fratricida) le vecchie e nuove destre italiche ci marciano da anni. A sentir loro si sarebbe trattato di una divisione tra “comunisti” e “nazionalisti”. Effettivamente negli Official la componente marxista era maggioritaria (del resto è ben presente in tutto il movimento repubblicano, almeno da James Connoly) anche se, con il senno di poi, potremmo definirli riformisti (“revisionisti”?). Infatti approdarono prima all’eurocomunismo e poi alla socialdemocrazia.

La componente più coerentemente rivoluzionaria e antimperialista uscì dagli Official per formare l’IRSP e l’INLA. Ricordo qui Seamus Costelo, in seguito eliminato pare proprio dagli Official.

E i Provisional? I loro riferimenti rimanevano le lotte di liberazione delle colonie portoghesi, l’Algeria , Cuba, il Vietnam. Lotte comunque di sinistra, antimperialiste (come quella condotta dai “cugini” baschi dell’ETA) nella prospettiva della liberazione nazionale e del socialismo**.

Il conflitto interno portò, come ho detto alla nascita dell’IRSP (Partito Socialista Repubblicano Irlandese) che si dotò di un braccio armato, l’INLA (Esercito Irlandese di Liberazione Nazionale) caratterizzato nei primi anni da una intensa attività guerrigliera. Nel 1987 l’INLA (che, pare, nel corso degli anni avrebbe subito anche una consistente infiltrazione poliziesca) si scisse dopo che una dozzina di militanti erano morti a causa di scontri interni.

In seguito nacque l’Organizzazione di Liberazione del Popolo Irlandese (IPLO) alquanto minoritaria.

Nel frattempo l’IRA Provisional era diventata il principale referente della comunità repubblicana mentre andava scemando il ruolo degli Official, divenuti in seguito “Workers’ Party” (Partito dei Lavoratori).

Una delle più impressionanti offensive dell’IRA così riorganizzata (sotto la direzione dell’Army Council) si registrò nel settembre del 1971: un migliaio di azioni in un solo mese.

Nei mesi seguenti il conflitto e la repressione divennero feroci e il numero delle vittime particolarmente alto. Nel 1972 morirono 69 militanti dell’IRA, 252 civili, 26 soldati nordirlandesi, 77 soldati britannici e 17 poliziotti. Inoltre da allora le bombe artigianali, gli esplosivi rubati nei cantieri, i fucili procurati di contrabbando…vennero definitivamente sostituiti da mezzi più moderni.

Risaliva al settembre del 1970 la prima consegna all’IRA di fucili d’assalto M-16 statunitensi. Nei 20 anni successivi la polizia sequestrò circa 200 tonnellate di esplosivi fabbricati direttamente dai repubblicani.

E intanto da parte dei filobritannici proseguivano gli attacchi settari, indiscriminati, come la strage del 4 dicembre 1971 quando 15 persone perdono la vita in un attentato lealista al bar Mc Guck, (Nord Belfast). Altri due moriranno in seguito alle ferite.

Il primo maggio del 1972 IRA, ETA e FLB (Fronte di Liberazione Bretone) firmarono insieme un documento reso pubblico:

Dichiariamo che le amministrazioni di Londra, Madrid e Parigi, con l’appoggio delle altre potenze capitaliste, opprimono nazionalmente e socialmente i popoli irlandese, basco e bretone”.

Il 1972 fu quindi un anno di particolare recrudescenza repressiva nelle Sei Contee. Basti ricordare che il 30 gennaio 1972 i paracadutisti britannici spararono contro una pacifica manifestazione a Derry, causando 13 morti e decine di feriti (“Bloody Sunday”).

E la lista delle vittime, di entrambi gli schieramenti (ma anche, troppo spesso, “vittime per caso”, civili coinvolti loro malgrado) andava tragicamente allungandosi con risvolti da vera e propria strategia della tensione (“false bandiere” etc)

Il 21 luglio 1972 nove persone muoiono per l’esplosione di una serie di bombe dell’IRA in vari quartieri di Belfast (“Bloody Friday”).

Il 31 luglio 1972 altre 9 persone (tra cui una bambina) muoiono per tre car-bombs nella cittadina di Clavdy, contea di Derry. L’Ira chief-of-staff (comandante in capo) Sean Mac Stiofain nega che la sua organizzazione sia responsabile del massacro. Il 22 agosto 1972 muoiono 8 persone e altrettante rimangono ferite in un attacco al posto di dogana a Newry, in una giornata di violenza che attraversa tutta l’Irlanda del Nord. E la sanguinante cronologia continua negli anni successivi.

Qualche esempio: il 12 giugno 1973 una car-bomb uccide sei persone a Coleraine mentre il 15 maggio 1974 sono i lealisti filobritannici a uccidere ben 31 persone (25 a Dublino e 6 a Monaghan) in una serie di attentati (vedi la “sincronicità” con la strage fascista di Brescia).

Con il 1974 iniziarono anche dei timidi negoziati tra IRA e governo britannico, ma dopo dieci mesi Londra ruppe unilateralmente la tregua.

E immediatamente riprende anche l’azione terroristica, indiscriminata, dei lealisti (coincidenza?).

Il 2 ottobre 1975 dodici persone muoiono e una cinquantina rimangono ferite in una serie di attentati e sparatorie da parte dell’UVF (Ulster Volunteer Force). Il giorno dopo l’organizzazione paramilitare protestante che evidentemente si è lasciata “prendere la mano” andando oltre il mandato britannico (o forse era un “gioco delle parti”?) viene dichiarata illegale.

Il 5 gennaio 1976 dieci lavoratori protestanti vengono uccisi a Kingmsills (Sud Armagh). La Republican Action Force rivendica l’attentato, dichiarando che sarebbe stato la risposta all’assassinio di 5 cattolici a Whitecross. E’ questo uno dei rari episodi in cui sia emersa una deriva settaria da parte dei repubblicani. ***

OBIETTIVO LONDRA

Già dal 1973 l’IRA aveva cominciato a colpire nel centro di Londra, producendo sia un maggiore interesse da parte dell’opinione pubblica che un rafforzamento della presenza di militari e servizi segreti. Tentando di scardinare l’indubbio appoggio sociale di cui l’IRA

godeva nelle aree cattoliche, i britannici appoggiarono l’IRA Official e in seguito un Movimento per la Pace a cui, non casualmente, verrà consegnato il Nobel per la medesima.

Nel 1979 l’IRA si rese responsabile della morte di Airey Neave, deputato conservatore e amico personale di Hilda Margaret Thatcher. Nell’agosto 1979 venne ucciso Lord Mountbatten (ultimo viceré dell’India) su una nave a Mullaghmore. Come autore dell’attentato, in cui morirono altre tre persone, venne condannato Thomas McMahon.

Contemporaneamente due bombe dell’IRA uccidevano 18 soldati inglesi a Warrenpoint (contea di Down).

Il 1981 passerà alla Storia come l’anno in cui 10 militanti repubblicani (7 dell’IRA e 3 dell’INLA) morirono in sciopero della fame per il riconoscimento dello status di prigioniero politico.

Il 6 dicembre 1982 una bomba dell’Irish National Liberation Army provoca la morte di 17 persone (in maggioranza militari inglesi, ma coinvolgendo anche cinque civili) nella discoteca The Droppin Well Pub a Ballykelly.

In un attacco settario tre anziani vengono uccisi durante una messa nella chiesa pentecostale a Darkley (contea di Armagh). Per padre Wilson, leader del moviemnto per i diritti civili, sarebbe stata “opera dei servizi segreti britannici”.

Nell’ottobre del 1984 una bomba dell’IRA distrusse il Grand Hotel di Brighton dove si svolgeva il congresso del partito conservatore. Cinque membri del partito rimasero uccisi e trenta feriti.

Dopo questo attentato il governo britannico stilò un accordo con quello di Dublino per arrivare alla definitiva liquidazione dell’IRA.

Il 28 febbraio 1985 nove membri della RUC (Royal Ulster Constabulary) vengono uccisi in un attacco alla stazione di polizia di Newry, mentre nel novembre 1987 ben undici persone perderanno la vita (63 i feriti) in seguito ad un attacco di “elementi incontrollati dell’IRA” (si presume) ad un Remembrance Day a Enniskillen. Nel maggio 1987 a Loughall un consistente gruppo di militanti repubblicani (componenti dell’East Tyrone Brigade) cadde in un’imboscata delle SAS e della Mobility Support Unit (truppe scelte della RUC) lasciando sul terreno otto morti.*****

Nel frattempo si andava rafforzando ulteriormente il Sinn Fein e Gerry Adams venne eletto al Parlamento di Londra (giugno 1987).

Nel 1988 si intensificarono gli attacchi contro gli interessi britannici nella capitale inglese, in particolare ai danni della City. Si registrarono azioni contro soldati inglesi anche sul continente, in Germania e in Olanda. Il 5 marzo 1988 tre membri dell’IRA vennero fucilati (dopo che si erano arresi) dalle forze speciali inglesi a Gibilterra. Durante i funerali dei tre, a Belfast, un miliziano unionista spara alcune granate provocando tre morti e sessanta feriti.****

Nei successivi funerali alle vittime dell’attacco lealista, vennero riconosciuti tre poliziotti infiltrati che furono aggrediti e linciati dalla folla. Sempre nel 1988, in giugno, una bomba dell’IRA uccide a Lisburn sei soldati britannici e in agosto altri otto a Ballygawlay. Inseguito, 24 ottobre 1990, sei soldati e un civile vengono uccisi dalle bombe lasciate dall’IRA a posti di blocco lungo il confine tra le due Irlande.

Alcuni di questi tragici eventi furono probabilmente determinanti per gli incontri segreti tra IRA e governo inglese, incontri che cinque anni dopo (dicembre 1993) sfociarono negli accordi tra Londra e Dublino, accordi in cui, almeno teoricamente, si riconosceva il diritto all’autodeterminazione per gli irlandesi.

Questi contatti erano diventati di dominio pubblico solo nell’aprile del 1993, grazie a Patrick Mayhew, ministro britannico per l’Irlanda del Nord e a John Mayor, primo ministro inglese.

Nel 1994, con il sostegno degli USA, gli accordi assunsero un maggior spessore e l’IRA, come alcune formazioni paramilitari unioniste, dichiarò una tregua (provvisoriamente interrotta nel 1996) e l’apertura di un processo per la pacificazione delle Sei Contee.

(continua)

*nota: un discorso a parte quello della consistente partecipazione dei volontari irlandesi alle Brigate Internazionali in Spagna contro il fascismo.

** nota: in un opuscolo del movimento repubblicano, quello derivato dai Provisional, risalente al 1982 (“Notes for revolutionaries”) sono riportate frasi e dichiarazioni di vari personaggi. Sono tutti di sinistra, molti comunisti:

Patrice Lumumba, Alexandra Kollontai, Samora Machel, Oliver Tambo, Lenin, Mao Tse-tung, Antonio Gramsci, George Jackson, Vo Nguyen Giap, Che Guevara, Fidel Castro, Carlos Marighela, Rafic Khouri, Kwame Nkrumah, John Reed, Trotsky, Dolores Ibarruri…

Perfino una presenza anarchica (una sola, peccato): quella di Emma Goldman,

oltre a Tashunka Witko (Crazy Horse) e Sitting Bull.

*** nota: Un altro, a mio avviso, sarà quello di Carrickmore del 17 gennaio 1992 quando l’IRA uccide otto muratori protestanti che lavoravano in una base militare (ma che non erano coinvolti né con l’UDA né con l’UVF).

****L’autore dell’attentato, Michael Stone, divenne poi un simbolo per la comunità lealista. Catturato dalle persone presenti al funerale, venne consegnato -vivo- alla polizia e in seguito condannato all’ergastolo. Venne rilasciato nel 2000 per effetto degli Accordi di Belfast, dopo che aveva preso posizione in favore del processo di pace. Questa sua scelta fu all’origine, nel 2002, del suo volontario esilio in quanto aveva subito minacce e aggressioni da parte dei suoi ex commilitoni dell’UDA, all’epoca ancora contrari agli “Accordi del Venerdì Santo”. Presumo che in seguito sia rientrato nell’Isola.

***** nota: tutti i militanti uccisi presentavano un colpo alla testa: precisione di tiro o esecuzione? Le SAS uccisero anche un civile ( e ne ferirono un altro) in quanto “sospetto perché indossava una tuta da lavoro”. La moglie venne poi “risarcita”.

One Comment

  1. Invio questa breve nota scritta dopo l’ennesimo commento di un fascista tordo al mio, ormai vecchio, articolo: “FASCISTI, GIU’ LE ZAMPE DALL’IRLANDA” dove esprimevo la sacrosanta indignazione per le sfrontate strumentalizzazione da destra della lotta antimperialista irlandese (sostanzialmente di sinistra). Ripensandoci, esiste la concreta possibilità che non si trattasse solo di tentata appropriazione indebita, ma anche di peggio.
    Un altro aspetto da considerare, ben più grave dei tentativi di appropriazione indebita da parte fascista di personaggi di sinistra (come Bobby Sands , Che Guevara o Barry Horne) è la possibile infiltrazione nei movimenti di liberazione e di emancipazione sociale. Se in Italia è relativamente nota la figura dell’infiltrato Mario Merlino nel movimento anarchico, non va dimenticato che elementi legati all’Aginter Presse si infiltrarono (con false credenziali “maoiste” e antimperialiste) nei movimenti di liberazione delle colonie portoghesi per eliminarne i dirigenti (v. Mondlane e Cabral, forse anche la compagna sudafricana, esponente antiapartheid, R. First). Da segnalare poi il ruolo dei neofascisti (NAR, ma non solo) a fianco dei falangisti maroniti contro i palestinesi (tiro a segno sui bambini dei campi profughi, tra l’altro). Non esattamente il massimo della coerenza da parte di soggetti che in Italia si erano inventati sigle “terceriste” come OLP (maldestro camouflage dell’ Organizzazione Lotta di Popolo fondata da Di Luia, braccio destro di Delle Chiaie). Vedi anche gli attacchi (non casuali) al rappresentante dell’OLP (quella autentica, palestinese) a Roma e all’ambasciata libanese da parte dei NAR.
    Sorvoliamo poi sull’impiego di neofascisti italiani contro i dissidenti baschi nella Spagna franchista e post-franchista: dall’assassinio di Pertur all’assalto di Montejurra (Jurramendi) contro la componente progressista dei Carlisti, con i vecchi arnesi neofascisti nostrani in prima linea al fianco della GC e dei Guerriglieri di Cristo Re (e integrati nei vari squadroni della morte: BVE, GAL…) …
    E’ quindi lecito perlomeno sospettare che i dirigenti di Terza Posizione (e altri neofascisti) che da Londra si inventavano approcci con i Repubblicani irlandesi (mentre erano ospitati dai fascisti inglesi del NF, notoriamente legati agli unionisti protestanti di UVF e UFF, oltre che ai servizi britannici) tentassero in realtà di infiltrarsi con tutte le possibili conseguenze.
    In questa ottica diventa inquietante sapere che esponenti di Casa Pound (pare palermitani) hanno partecipato a iniziative del Republican Sinn Fein (evidentemente all’oscuro della vera natura di questi figuri) a Dublino e addirittura alla manifestazione del 2011, a Belfast, per il trentesimo dello sciopero della fame (postando poi le loro foto nel corteo a fianco di militanti del Sinn Fein). Ugualmente preoccupante che alcuni esponenti della dissidenza repubblicana (quelli contrari agli accordi e alla “pacificazione” al ribasso) abbiano concesso interviste al nazi-maoista Della Longa. Sarebbe il caso di avvertire i compagni irlandesi e chi meglio della Calamati, stimata e riconosciuta da tutto il movimento repubblicano (detto senza alcuna ironia) potrebbe (e dovrebbe) farlo?
    Insomma, restando alla questione italo-irlandese, va ribadito che chi ha presentato il libro su Bobby Sands tra due esponenti dell’estrema destra “tercerista” (Angelilli, ex di Terza Posizione e Della Longa, di “Sinistra nazionale”, giornale il cui direttore è un ex esponente di Lotta di Popolo) ha peccato quanto meno di ingenuità. Non si tratta di rivendicare paternità o primogeniture ma di non farsi strumentalizzare.
    No pasaran!”
    Gianni Sartori

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