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Poche cose ma buone: antimperialismo, pace e lavoro

Poche cose ma buone: antimperialismo, pace e lavoro

Diamo pubblicazione di seguito l’intervento di Alessandro Pascale* tenuto al Comitato Politico Nazionale del Partito della Rifondazione Comunista tenutosi il 6-7 maggio 2017.

Compagne e compagni,

pur apprezzando alcuni elementi della relazione del Segretario Acerbo, rilevo la quasi totale assenza di un’analisi della fase internazionale, che nell’ultimo mese ha visto aggiungersi elementi di enorme rilevanza, mostrando come la necessità di recuperare una centralità dell’analisi dell’imperialismo internazionale sia sempre più attuale. Su questo tema il Partito dovrebbe fare uno sforzo analitico e politico assai maggiore. Abbiamo avuto l’operazione militare statunitense totalmente ingiustificata in Siria, sulla quale il Partito ha espresso posizioni adeguate e avanzate rispetto ad altre organizzazioni di sinistra. Abbiamo avuto e abbiamo tuttora la minaccia di un’offensiva militare alla Repubblica Democratica Popolare di Corea, alla quale deve andare tutta la nostra solidarietà e vicinanza politica e umana. Abbiamo infine assistito al peggior attacco mai avvenuto, ancora in corso, alla Repubblica Bolivariana del Venezuela. Su quest’ultimo tema invito il Partito a mobilitarsi per lanciare appuntamenti su tutto il territorio nazionale di informazione e solidarietà politica, possibilmente coordinandosi con l’ambasciata e i consolati venezuelani. È necessario soprattutto in questa fase mantenere saldo il nostro internazionalismo rimanendo a fianco dei nostri compagni venezuelani, accusati dalla propaganda della borghesia con le peggiori menzogne al fine di porre fine ad uno dei più interessanti esperimenti progressisti dell’America Latina.

Abbiamo infine avuto le elezioni francesi, su cui invece ci si è soffermati in abbondanza. Devo però su questo tema segnalare polemicamente che il sottoscritto, avendo la doppia cittadinanza italo-francese, mentre al primo turno ha votato Mélenchon, al secondo turno ha giustificato l’astensione o la scheda bianca, scrivendo un apposito articolo di analisi sulla questione (http://www.collettivostellarossa.it/macron-le-pen-due-facce-della-stessa-medaglia/). Ho chiesto nei giorni scorsi al Segretario Nazionale di dare spazio sul sito nazionale a tale articolo ma ciò non è avvenuto, pur avendo riportato posizioni non dissimili da quelle espresse dallo stesso Mélenchon. Credo che se si vuole terminare effettivamente il Congresso e ricostruire l’unità del partito si debba superare certe logiche deleterie e si debbano mettere a disposizione di tutto il Partito gli strumenti di cui esso dispone, altrimenti diventa difficile lavorare proficuamente e in maniera costruttiva tra di noi.

La constatazione della necessità di rimettere al centro del discorso politico la denuncia dell’imperialismo si collega bene a tre temi di estrema attualità riguardanti le questioni interne del nostro Paese. Innanzitutto la centralità della questione della Pace, a cui andrebbe collegata una campagna nazionale in senso NO NATO. È vergognoso infatti che Gentiloni, in visita a Washington, si sia fatto comandare da Trump, senza reagire, di dover alzare il tetto delle spese militari italiane dall’attuale 1,18% del PIL al 2%. Già oggi il nostro Paese spende più di 60 milioni di euro al giorno in ossequio agli obblighi di una NATO sempre più aggressiva e guerrafondaia. Un aumento come quello promesso a Trump porterebbe la cifra spesa in armamenti e spese militari a oltre 100 milioni giornalieri, sottraendo preziose risorse che si potrebbero utilizzare per costruire posti di lavoro attraverso una corretta politica industriale.

Arriviamo così al secondo punto su cui occorrerebbe concentrare l’attenzione, costruendo la seconda campagna nazionale di massa capace di intercettare facilmente milioni di italiani: la denuncia dell’imperialismo non significa solo la salvaguardia della pace, ma anche la denuncia dei profitti ottenuti dalle spaventose speculazioni ottenute dal mondo della Finanza sul mondo del Lavoro. Su questo tema abbiamo caterve di dati che i media non diffondono adeguatamente tra la popolazione. È compito nostro farlo, collegando il tema ad una necessaria campagna per la riduzione dell’orario lavorativo a parità di salario, con l’obiettivo di eliminare la disoccupazione. Su questo tema continuo a credere che lo slogan “Lavorare meno, lavorare tutti” mostri sempre la sua piena attualità e possa essere utilizzato adeguatamente per la nostra propaganda politica. È evidente che la realizzazione di un progetto simile causerebbe una caduta tendenziale del saggio di profitto per i privati, con la conseguente necessità di rimettere al centro del dibattito pubblico la pubblicizzazione e il controllo popolare degli impianti produttivi. Ossia la necessità del socialismo.

Infine vorrei dire qualcosa sulla questione migranti: bene ha fatto il Partito ad aderire alla manifestazione nazionale del 20 maggio “No one is illegal”, ma vorrei ribadire che dobbiamo trattare la questione non solo nella necessità di rinnovare un sentimento di solidarietà verso chi scappa dalle guerre. Anche qui occorre sempre collegare la questione al tema dell’antimperialismo, spiegando a tutti che chi fugge dal proprio Paese lo fa a malincuore, a causa delle guerre, delle devastazioni territoriali e delle speculazioni finanziarie di cui sono responsabili le multinazionali industriali e finanziarie occidentali, nonché i governi degli stati occidentali neocolonialisti. Non penso infatti che nessun migrante sia contento di dover essere obbligato ad abbandonare la propria patria, i propri affetti, i propri cari, il proprio territorio, le proprie usanze e abitudini, la propria lingua, per ricercare (senza garanzie peraltro) una vita minimamente dignitosa. Sicuramente non è questa la Libertà che dobbiamo rivendicare per loro, anche se rimane il dovere della solidarietà e dell’accoglienza finché non venga posto rimedio alle cause strutturali delle loro problematiche. Il discorso sulla pace e sull’antimperialismo si coniuga quindi bene anche con questo tema, oltre che con quello per il Lavoro. Non a caso lo scorso 25 aprile a Milano abbiamo sfilato dietro lo striscione dei Giovani Comunisti che riportava un messaggio chiaro: “Antimperialismo, Pace e Socialismo”. Non affrontare il discorso in questi termini, mettendo cioè al centro la questione sociale su scala mondiale, lascia inevitabilmente spazio per la narrazione avversa, quella delle destre che pongono la questione dei migranti in termini di ordine pubblico, con i conseguenti applausi dei razzisti e xenofobi ai rastrellamenti sanguinosi svoltisi di recente a Milano e Roma.

Riguardo il nostro futuro e le relazioni con le altre forze politiche, il discorso è assai breve: l’unità della sinistra non può che farsi se non con coloro che condividano queste campagne, che invito i nuovi organismi dirigenti a mettere in atto il prima possibile. Solo se riusciremo a essere incisivi nella società potremo costruire rapporti di forza adeguati sia rispetto alle forze avversarie, sia rispetto a quelle potenzialmente alleate con cui occorre costruire relazioni non politiciste e verticiste, ma di condivisione di un percorso di conflitto e di lotte.

[In foto da sinistra a destra: Maylyn López Pérez, rappresentante dell’Ambasciata della Repubblica Bolivariana del Venezuela; Giovanna Capelli, Presidente del CPN; Maurizio Acerbo, Segretario Nazionale PRC]

Autore: Alessandro Pascale* (Comitato Politico Nazionale del Partito della Rifondazione Comunista, Comitato Politico Federale del Partito della Rifondazione Comunista di Milano)

Fonte: diretta

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