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Sulla crisi organizzativa del PRC: le responsabilità uguali per tutti

Sulla crisi organizzativa del PRC: le responsabilità uguali per tutti

di Paolo Rizzi e Alessandro Pascale

Il Congresso di Rifondazione deve affrontare davvero i problemi e le responsabilità.

 

Quarantacinquemila compagni iscritti al Partito della Rifondazione Comunista nel 2009, appena dopo la scissione di SEL. Dicissettemila nel 2015, con un verosimile calo ulteriore nel 2016.

La crisi del tesseramento è alla base della scelta di presentare il secondo documento per il X congresso del PRC: circa trentamila compagni in meno e l’altissimo ricambio di iscritti sono per noi una minaccia esplicita alla sopravvivenza e all’utilità del nostro Partito. L’eroica generosità dei compagni che restano non può bastare a dare gambe alla Rifondazione Comunista. Come diciamo nel documento, non ci possiamo permettere di pensare solo alla sopravvivenza immediata.

Nelle discussioni nei Comitati Politici Federali molti sostenitori del primo documento, firmato dalla maggioranza della segreteria nazionale, ci hanno accusato di essere strumentali, sostenendo che non si possa accusare il gruppo dirigente per il tracollo di iscritti. Secondo queste critiche, il crollo delle iscrizioni sarebbe da attribuire alle scissioni, alla crisi economica che è una sconfitta per le classi popolari e al fatto che, in generale, tutti i partiti incontrano lo stesso problema.

Non ci avete convinto

Ci permettiamo di dissentire.

1 . Dobbiamo notare che delle decine di migliaia di compagni che hanno lasciato il PRC, solo una piccolissima quota ha lasciato per aderire ad altre organizzazioni, la stra grande maggioranza dei compagni semplicemente non ha più trovato un motivo per militare nel PRC e sono rimasti senza organizzazioni di riferimento. D’altra parte, dopo una serie di congressi conclusi con la divisione di gruppi di compagni, ci ritroviamo con l’ennesimo rifiuto di svolgere un congresso a tesi emendabili. Secondo le stesse parole del segretario Ferrero: ”Pensate seriamente che si possono fare i congressi di circolo con 7/8 relazioni su ogni documento, tenendo presente che per ogni singola tesi alternativa sarebbe necessario fare una relazione a favore e una contro? Io penso che sia assurdo pensare di fare un congresso in questo modo. A me pare che il partito chieda di poter fare dei Congressi che diano un segnale di unità, un segnale di mettersi insieme, non di dar vita ad un congresso che spezzetta tutto in una serie infinita di contrapposizioni”.

2 . È certamente vero che la crisi è una sconfitta per le classi popolari, in particolare per i salariati. Ai nostri occhi appare però un’aggravante che le classi popolari, nel momento della sconfitta, non trovano nel PRC un punto di riferimento, non ne trovano l’utilità di aderire al progetto politico proposto dal Partito, in particolare negli ultimissimi anni. Pensiamo che sia miope impostare il X Congresso dicendo che abbiamo sempre avuto ragione nella proposta, ignorare che questa proposta politica non attira neanche chi è già iscritto al PRC e derubricare il crollo degli iscritti a fattori esterni.

3 . Così van tutti? Dalla presentazione del secondo documento abbiamo sentito molti compagni rispondere che in fondo tutte le organizzazioni hanno difficoltà a mantenere il livello degli iscritti. Questo è vero solo se continuiamo a tenere come unico riferimento SEL/Sinistra Italiana, sul cui tesseramento vediamo in questi giorni un balletto poco dignitoso.

 

Ma non c’è solo Sinistra Italiana. Nel campo della sinistra radicale, nel campo dei comunisti, si muovono molte organizzazioni. Tralasciando qua il giudizio sulla linea politica e sulla prassi, non si può non notare che per alcuni soggetti la spiegazione “c’è la crisi e i salariati sono sconfitti” non vale, ci sono soggetti che riescono a mobilitare e organizzare vari settori delle classi popolari. Ci sono organizzazioni che riescono a curare il proprio tesseramento. Ci sono organizzazioni, detto in parole povere, che riescono a spiegare ai compagni e alle compagne perché dovrebbero iscriversi, aldilà del “dobbiamo salvare la baracca”.

Infine, nella stessa situazione di crisi e sconfitta delle classi popolari si ritrovano anche i nostri compagni in giro per l’Europa. Eppure non vediamo tracolli paragonabili nelle iscrizioni del Partito Comunista Francese, del Partito Comunista Portoghese o del Blocco di Sinistra. Il Partito Comunista Spagnolo, paragonabile al PRC per il numero di iscritti, dopo un calo nelle adesioni, ha fatto nel proprio ultimo congresso un’ampia autocritica per gli errori commessi che hanno portato a tale situazione.

Non si può infine dimenticare che in tutta Europa forze politiche che si sono presentate come “anti-sistema” che abbiano ottenuto in questi anni una crescita vertiginosa ci siano state, e non necessariamente proponendo l’unità della sinistra come Syriza. Podemos ne è un esempio. Perfino in Italia si chiude gli occhi sul fenomeno del M5S, che pur non essendo una forza di sinistra, presentandosi da sola, con modalità che alcuni riterrebbero “settarie”, ha saputo costruirsi un consenso di massa, seppur prevalentemente elettorale. Occorrerebbe domandarsi quindi se l’equazione “rafforzamento del partito = settarismo”, da molti spesso proposta, abbia ancora un fondamento credibile, o se non vi sia piuttosto stata un’incapacità anzitutto politico-organizzativa e in seconda luogo comunicativa di riuscire a parlare con credibilità alle nostre classi sociali di riferimento.

L’idea che il crollo del tesseramento sia da spiegare con le scissioni, la crisi economica e un generico “spirito dei tempi” appare quindi poco fondata.

Infine, nel primo documento si prova a confutare l’idea di una “crisi politico organizzativa generale” dicendo che “Se accanto a situazioni fragili abbiamo situazioni in cui la struttura e l’attività politica è in pieno rilancio vuol dire che si può migliorare anche nelle altre realtà”. La parte del gruppo dirigente centrale che ha firmato il primo documento sembra volersi sollevare da ogni responsabilità. Da un lato dà la colpa alla “fase”, dall’altra, di fatto, scarica la responsabilità sui gruppi dirigenti delle federazioni più deboli che non hanno saputo avere “cura del partito”. Tale ultimo approccio si dimostra particolarmente anti-dialettico, affermando implicitamente che ogni situazione locale sia uguale alle altre, dimenticando le diversità culturali, sociali, economiche e politiche presenti nei vari territori italiani, i quali per i più vari motivi possono avere un interesse maggiore per le vicende locali piuttosto che per quelli nazionali (e viceversa). Diversi sono stati poi gli interventi auto-assolutori che tendono a colpevolizzare “tutti i compagni”, in una logica per la quale “abbiamo tutti delle colpe, per cui è inutile e controproducente fare processi alla dirigenza”. Qui non si tratta di fare processi politici alla dirigenza passata. Si tratta di riconoscere che chi dirige un’organizzazione ha più responsabilità di altri e tale responsabilità diminuisce necessariamente scendendo di livello. Così come a nessun comunista verrebbe in mente di colpevolizzare gli italiani se l’Italia è in crisi economica, ma identifica come primi responsabili gli esecutori politici di certe leggi e manovre economiche anti-popolari… così come nella crisi di un’azienda che annuncia licenziamenti non si può redistribuire la colpa in pari grado sugli operai come sui manager (cosa per noi inaccettabile ma non per un Marchionne qualsiasi)… alla stessa maniera non si può dare uguali colpe ai militanti di base e ai dirigenti locali per le conseguenze di errori messi in atto dalla dirigenza nazionale. Non riconoscere autocriticamente che degli errori, dovuti sia a errori individuali, ma soprattutto collettivi nella scelta, proposta e direzione di una determinata linea politica, significa evadere dalla realtà e ingannare consapevolmente migliaia di compagne e compagni che si interrogano con ansia sulle modalità con cui costruire la riscossa della propria organizzazione da mettere a disposizione della costruzione di un mondo migliore. Persistere su tali argomentazioni impedisce quindi di sfruttare il Congresso in maniera proficua e di porre le basi per la ricostruzione e il rafforzamento del Partito.

 

2 Comments

  1. Da parte mia non rinnoverò la tessera per la tolleranza notata nei confronti di reazionari (di cui si dà una selezione qui: http://www.pane-rose.it/files/index.php?c3:o48917 ) come chi scrive articoli in cui si fa apologia di frontiere chiuse contro chi migra da dove i profitti del capitale imperialista sono generati nel Terzo Mondo all’Occidente dove sono travasati, articoli comprensibilmente ritweetati da un sacco di siti neofascisti (oso sperare non inviati dall’autore, che pure collabora con Fausto Biloslavo: https://www.facebook.com/photo.php?fbid=1153213061381926&set=a.630963033606934.1073741826.100000797283987&type=3&__mref=message_bubble ).
    Lo faccio con grande amarezza e nella speranza che chiunque vinca il congresso abbia il coraggio di dare una ramazzata come quella di Lenin che compare sulla nuova tessera.

  2. Nel recente passato abbiamo affrontato il problema del correntismo e dello scissionismo.Se da un lato i due fattori, applicati, portano chiarezza politica,dall’altro sono stati la nostra storica debolezza.Siamo scomparsi dividendoci come fossimo una emivita chimica.L’unita’e la forza del partito sono state indebolite ogniqualvolta la linea politica produceva minoranze o correnti interne.Questo e’ un problema noto soprattutto a Sinistra.Ora si parla di documenti congressuali in vista del Congresso Nazionale.Vista l’esigua presenza del partito sul territorio,visto l’esiguo numero di compagni, non vedo altra soluzione che presentare un documento unitario con la possibilita’ di emendabilita’ dello stesso.Non credo sia confacente al pertito,visto lo stato di cose presente, presentarsi al Congresso con 3-4 documenti.Gia’ il documento di maggioranza non potra’ raccogliere che un magro consenso numerico,quindi non e’ consigliabile un numero elevato di lavori.Meglio la liberta’ di emendare e perfezionare un documento unitario.Al momento non vedo altre soluzioni.

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