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VIVA JLM! Ma noi siamo in Italia.

VIVA JLM! Ma noi siamo in Italia.

di Paolo Rizzi

Jean Luc Melenchon vola nei sondaggi per le presidenziali francesi. Partito dal 10%, ora sfiora il 20%. JLM ha riempito le piazze, è andato molto bene nei dibattiti televisivi, è riuscito a inventarsi trovate mediatiche come i comizi via ologramma e il videogioco anti evasione fiscale. Con ancora un alto numero di indecisi, potrebbe giocarsi negli ultimi giorni addirittura l’accesso al ballottaggio. In ogni caso Melenchon può già appuntarsi al bavero un risultato: il sorpasso ai danni del candidati ufficiale del Partito Socialista, Hamon.

Dal Fronte della Sinistra alla Francia Indomita

Il Front de Gauche – l’alleanza tra il Partito Comunista Francese, il Parti de Gauche di Melenchon e altre formazioni minori – è stato per un certo periodo uno dei fari della costruzione della sinistra unita, almeno fino a quando ha retto la Federazione della Sinistra. Non a caso, il segretario del PCF Pierre Laurent parlò alla manifestazione del 12 Maggio 2011 contro il governo Monti, di fatto l’ultimo appuntamento di piazza organizzato dal PRC.

 

Dopodiché, il Front de Gauche è sparito dai radar. In realtà, questo è successo anche perché si è prodotta una rottura piuttosto importante all’interno del Front, col PCF che in alcune grandi città si è dimostrato indisponibile a rompere la continuità delle amministrazioni in alleanza coi socialdemocratici. Questo ha portato Melenchon – che di sicuro ha una dose importante di leaderismo– a dichiarare esaurita l’esperienza del Front de Gauche, a disimpegnarsi dalla direzione in prima persona del Parti de Gauche e lanciare invece un nuovo movimento-forza politica: La Frane Insoumise. Un movimento ispirato in parte al populismo di sinistra di Podemos e in parte alla tradizione repubblicana e giacobina. Un movimento sulla cui base Melenchon si è auto candidato spingendo le altre forze politiche, PCF in primis, a sostenerlo per forza o per amore. Di fatto dietro La France Insoumise si schierano oggi le stesse forze del Front de Gauche a cui si aggiungono alcuni fuoriusciti dal mondo del centrosinistra e vari gruppi della sinistra comunista. Rimangono fuori dalla partita invece i trotzkisti del Nuovo Partito Anticapitalista e di Lotta Operaia che presentano ognuno un proprio candidato di bandiera.

JLM e l’Italia

L’atteggiamento della sinistra italiana nei confronti della candidatura di Melenchon è significativo. Il Manifesto di fatto ha mantenuto per mesi la linea “Melenchon dovrebbe ritirarsi a favore di Hamon per evitare che non ci sia un candidato di sinistra al ballottaggio”. La rivista Left – molto vicina alle visioni di Sinistra Italiana e degli scissionisti PD – ha attaccato JLM dicendo che compete sullo stesso terreno anti immigrati dei fascisti di Le Pen. Fino a febbraio 2017, gli unici a dare qualche credito a Melenchon sono stati i frequentatori dei summit per “un Piano B in Europa”. E – ovviamente – Rifondazione Comunista che legittimamente sostiene il candidato sostenuto dai suoi partiti fratelli all’interno della Sinistra Europea.

Poi, è cominciata la rimonta nei sondaggi e la rincorsa al carro del vincitore. Ovviamente, la modalità è sempre quella: parlare superficialmente di quello che succede all’estero, rivendicare di essere completamente in linea col progetto di turno, eliminare gli elementi di contraddizione. Ripetere all’infinito con il prossimo paese.

Vale però la pena ricordare alcuni dei motivi per cui l’Italia non è la Francia e per cui i novelli Melenchon italiani sono molto diversi da JLM.

  1. JLM non è l’unità della sinistra come la promuove il PRC. Qua si deve essere chiari, il PRC ha tutto il diritto di rivendicare il rapporto politico con Melenchon attraverso il Partito della Sinistra Europea. Cosa diversa è però dire che si tratta dello stesso tipo di progetto su cui Acerbo e Ferrero hanno vinto il X Congresso del PRC. È vero, buona parte della sinistra si ritrova oggi dietro alla candidatura di Melenchon, ma il percorso è tutt’altro che “unità dal basso, una testa un voto, mettendo insieme il 90% che ci unisce”. Un compagno che sta seguendo la campagna elettorale a Parigi ha riassunto la tattica di Melenchon con “costruisce continuamente steccati e lancia montagne di attacchi contro chiunque stia dall’altra parte dello steccato”. Il tipo di unità della sinistra che si è raggiunto per queste presidenziali è il risultato di una lotta feroce all’interno della sinistra, tra chi proponeva la partecipazione alle primarie del centrosinistra e chi ha proposto e di fatto imposto con la durezza dei fatti una candidatura autonoma.

  2. D’altra parte, JLM non si sta presentando come candidato della sinistra. Come già detto sopra, il Front de Gauche non è il soggetto che partecipa alle elezioni. Nei comizi si parla della Comune e della tradizione rivoluzionaria, ma le bandiere rosse sono quelle portate dal PCF (e per fortuna che il PCF le porta!), la maggioranza delle bandiere sono tricolori francesi. Nei comizi Melenchon non dice più “noi siamo la bandiera rossa”, dice “noi siamo la Francia”. Il candidato che si è presentato come “la sinistra” è Hamon.

  3. JLM non ha le posizioni della sinistra italiana sull’Unione Europea. Puntualmente è partito il taglia-cuci di dichiarazioni per dimostrare che le posizioni di Melenchon sono le stesse di questo o quel soggetto italiano.

Procedendo con ordine, una parte consistente della sinistra italiana si è recentemente ritrovata in piazza sulla piattaforma La Nostra Europa. Una piattaforma definita dai suoi promotori come “radicalmente europeista”. L’argomento degli europeisti di sinistra è che al livello dello stato nazionale non si può più fare nulla o che al limite si possono impostare lotte difensive a livello nazionale. Più comunemente, l’europeismo di sinistra afferma che al livello nazionale si retrocede verso il nazionalismo punto e basta. Il programma di Melenchon prevede come punto principale un’Assemblea Costituente per una Sesta Repubblica francese, prevede il recupero della sovranità nazionale e popolare, per quanto riguarda l’Europa lo slogan “o cambia l’Unione o usciamo dall’Unione”.

Il PRC ha partecipato alla manifestazione radicalmente europeista ma, almeno a livello teorico, riconosce l’irriformabilità dell’Europa e promuove la disobbedienza ai trattati. Ora, la disobbedienza ai trattati è stata elaborata come linea proprio dal Parti de Gauche che qualche anno fa la propose alla Sinistra Europea trovando l’appoggio del PRC e pochi altri. La proposta attuale de La France Insoumise, però, non è più la disobbedienza ai trattati. La disobbedienza prevedeva un periodo in cui il governo nazionale di sinistra avrebbe dovuto non applicare i trattati per forzare la mano in sede di trattativa e arrivare a cambiare i trattati. Applicata alla Grecia, la linea della disobbedienza è diventata un incoerente tentativo di dare un colpo al cerchio dei trattati e uno alla botte delle promesse elettorali, fino alla notte del golpe fiscale e l’accettazione del memorandum di austerità. Tutto questo rimuovendo l’ipotesi exit, considerandola assolutamente negativa, in sintonia con l’europeismo di sinistra.

La nuova linea promossa da Melenchon è diversa, si parla apertamente di presentarsi al tavolo delle trattative con l’ipotesi exit, il Piano B, sul tavolo.

Qualunque tentativo di proporre un’ipotesi del genere nelle organizzazioni della sinistra italiana è finito in minoranza. La partecipazione ai summit per il Piano B è accolta con aperta ostilità.

  1. D’altra parte, bisogna anche dire che JLM non è un NO EURO, almeno per quanto riguarda la piattaforma espressa nella manifestazione anti europeista promossa da Eurostop, Infoaut, No Tav e a cui hanno partecipato anche molti compagni del PRC.

  2. Melenchon propone anche dei punti molto problematici per chi si pone nei termini della tradizione comunista. Possiamo essere tutti d’accordo che il Partito Comunista sia un mezzo e non il fine in sé, ma l’elaborazione della France Insoumise per la Sesta Repubblica prevede un salto in avanti verso una forma repubblicana in cui i partiti continuano ad esistere come forme di espressione di interessi diversi e posizioni politiche. Una posizione che stride con le forme organizzative che abbiamo conosciuto e che abbiamo continuato a difendere dalla foga innovatrice.

In conclusione

Quando qualcosa di reale si muove, bisogna sempre guardarlo con rispetto. Soprattutto da un paese come il nostro dove la costruzione del movimento reale che abolisce lo stato di cose presenti è sempre più una chimera.

La campagna di Melenchon indubbiamente è qualcosa di reale, che ha preso in contropiede un sistema che già era indirizzato a parlare solo dello scontro tra i fascisti e i campioni della liberal democrazia europeista. JLM ha rotto il giochino, è in campo un progetto popolare (populista!), che parla apertamente dello scontro necessario con le istituzioni europee (Tsipras si era categoricamente rifiutato di parlarne in pubblico), che toglie ai fascisti il monopolio della critica all’Unione Europea e ai liberal democratici il monopolio dell’antifascismo e della democrazia. Non era neanche scontato che JLM si proponesse come il candidato della pace, dato che la tradizione repubblicana e socialista a cui si rifà si porta dietro anche una discreta dose di nostalgia della grandeur imperialista.

Questo progetto può addirittura arrivare al ballottaggio. Certo, se succedesse l’impensabile, se JLM fosse davvero il prossimo Presidente della Repubblica francese, si aprirebbe immediatamente la “fase Tsipras”, con tutte le pressioni possibili e immaginabili per spingere il tribuno del popolo al dietrofront. In ogni caso, dopo le elezioni presidenziali si apre la gigantesca questione delle elezioni amministrative. Melenchon di fatto ha lanciato la proposta di ripetere La France Insoumise anche per il parlamento, sfidando i socialisti nelle circoscrizioni in cui i deputati del PS si siano macchiati di tradimenti come il voto per la riforma del lavoro. Non è difficile immaginare che altri attori preferiscano trovare altre soluzioni di desistenza, anche approfittando della debolezza dell’apparto del PS e della non strutturazione sui territori di Macron.

Sia come sia, ora la giocata che ha cambiato la partita è stata quella di Jean Luc Melenchon. Dall’Italia non si può certo immaginare di influenzare il risultato finale, ma un discreto numero di cittadini francesi vive nel nostro paese e qualche elemento di campagna elettorale può essere fatto anche qua. Certo, bisogna avere ben presente un punto: questa è la partita francese, non quella italiana.

Fonte: diretta

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